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I care... AngolaBenvenuti nel mio diario africano :) Angola una terra a me cara e nella quale vivo, Lixeira il nome della favelas che mia ccolse nel '98 e che è stata la mia casa dal 2004 al 2006 |
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January, 2010 Velibor "Bora" Milutinović e il Polidesportivo Dom BoscoLuanda 26 01 2010
Salve cari amici, oggi nella favelas della Lixeira sono stato testimone di uno strano, bello, simpatico, vero incontro. Velibor "Bora" Milutinović, ex allenatore nelle fasi finali del Campionato del mondo di calcio di Messico, Costarica, Stati Uniti, Nigeria, Cina era con noi del Polidesportivo Dom Bosco nella Lixeira. È venuto con due giornalisti, uno della Gazzetta dello sport e uno del giornale sportivo Marca, della Spagna. Bora allenò anche un periodo in Italia, l'Udinese se ben ricordo, chi ama il calcio non può non conoscerlo, é il gitano, lo zingaro del calcio. Ho letto sempre con simpatia gli articoli che parlavano di lui: intelligente, poliglotta, gran viaggiatore, simpatico, ma anche bravo.
Oggi me lo sono ritrovato lí: una sorpresa meravigliosa, un incontro meraviglioso. Quest'uomo, multimilionario, con i miei alleducatori, a parlare con loro come con degli amici, capace nel suo spagnolo di comunicare, non con le parole ma con i gesti, i sorrisi, le smorfie del viso. I Miei ragazzi presi, catturati. Fa domande e risponde alle loro, vuole incontrarli, stare con loro. La domanda fondamentale che lui fa a loro: “Quali le cose più importanti da insegnare?” Felix, istruttore di Capoeira risponde: onestà, sincerità, saper stare insieme. Bora si ferma, lo guarda amabilmente, lo ringrazia e gli dà la mano con una stratta sincera! Bora che dà un messaggio meraviglioso ai miei ragazzi: “Io sono un sognatore, sognate!” “l'azione piú importante in una partita? Quella immediatamente successiva” “Sfruttate la vita, vivetela assaporandone le cose buone fino in fondo”. Bora sei un salesiano!
Poi, dopo averlo strappato con la forza dagli alleducatori scendiamo nel campo: é stato un'ora, lui uomo di 66 anni a giocare a calcio, lui e altri due contro altri tre. Non é mai voluto uscire e tutti volevano giocare con lui e contro di lui. Gli ha insegnato a battere le punizioni, si é messo a palleggiare con loro.
Li ha incontrati e loro sono stati felici d'incontrarlo, Una bella persona capace di sentimenti veri e concreti. Capace di comunicare e di lasciarsi attraversare dagli altri, sentendoli profondamente. Abbiamo non giocato a calcio, ma siamo stati insieme, abbiamo non parlato, ma ci siamo conosciuti... belli questi incontri. Ci siamo lasciati con abbracci sinceri e con il desiderio di dirsi grazie per il bel momento. Onestamente mi sono emozionato nel vedere non l'allenatore con il record di mondiali, ma l'uomo con l'altro a se stesso, l'uomo capace di vedere l'altro come qualcuno a cui appartiene e che lo completa. Grazie zingaro per la tua amicizia, veloce forse, ma sincera e allegra.
January, 2010 Can 2010Salve a tutti, due parole per raccontarvi qualcosa della Coppa D'Africa che si sta svolgendo qui in Angola. In questi giorni il paese si é riempito di giornalisti, alloggiati (quelli europei e americani) a prezzi davvero modici, secondo la conosciuta morigeratezza della nostra cara Luanda: 820 dollari al giorno per una suite (ma con la colazione) e circa 400 dollari al giorno per una macchina con autista. Anche la Coppa d'Africa rispetta i canoni soliti dei paesi in via di sviluppo: quella da primo mondo e quella degli altri.
In verità non vedo nelle strade molte persone di altre nazioni, insomma non ci sono i gemellaggi tra Nigeriani e Camerunesi, almeno io non li vedo. L'unica attività d'incontro ufficiale che ho conosciuto in prima persona é la … Messa! Ci sono alcune parrocchie in cittá che aiutano fornendo La Celebrazione Eucaristica in altre lingue, scusatemi forse é la deformazione professionale ma solo questa realtà ho conosciuto!!!
I terribili avvenimenti di Cabinda hanno sporcato l'immagine di questa Coppa d'Africa, ne avremmo volentieri fatto a meno, così che l'autista angolano, i poliziotti uccisi, e i cittadini togolesi potessero essere ancora con noi. Mi hanno chiamato dei giornalisti chiedendomi cosa pensava il popolo angolano di tali fatti: Chi ha compiuto tale crimine sono dei terroristi che non hanno nessun interesse per l'Angola, sono fatti di sangue che hanno avuto una risonanza internazionale solo perché hanno attaccato una squadra con stelle del calcio internazionali (il loro obbiettivo era farsi conoscere, l'hanno raggiunto), i fatti quotidiani di questa lotta fratricida sono sconosciuti ai più. Da anni questo movimento separatista si fa riconoscere per la sua aggressività e violenza, anche in ambienti che dovrebbero esserne esenti, come la Chiesa. Cabinda é un problema enorme, che non troverà soluzioni immediate: troppo petrolio, se volete capirci qualcosa partite da questo.
Dicevo che questo avvenimento ha sporcato la Coppa e non potrebbe essere altrimenti, giocare o non giocare? Sarebbe stata errata qualsiasi di queste scelte dal mio punto di vista. Il popolo angolano ha reagito con grande indignazione e tristezza e non mi riferisco ai giornali o ai mass media, ma alla gente della strada, non era né aspettata né voluta una cosa del genere.
Tornando alla Coppa. Non sono andato allo stadio, ma ho condiviso i ricordi con amici angolani e brasiliani: tutti entusiasti. Interessante il commento di un amico brasiliano profondamente amante dell'Angola: “se paragonato ad altri grandi eventi, l'apertura aveva mille piccoli errori, ma comparato alla nostra realtà, é stato fatto il massimo che si poteva fare, con un applauso all'organizzazione”. Un altro: “Il clima allo stadio era pacifico, rilassante, bello. Credo le che le norme FIFA che proibiscono l'entrata di alcool e la sua vendita nello stadio e vicino abbia contribuito molto”.
I commenti per il buon funzionamento delle strade, l'accoglienza sono stati molti e mi hanno fatto piacere, ho ancora negli occhi la disorganizzazione della visita del Papa... La gente é contenta e si aspetta che le Palancas Negras facciano bottino pieno: vogliono la coppa. La partecipazione all'evento é massiccia e colorata. Da Ottobre circolavano appelli alla partecipazione, come volontari e come semplici sportivi. I passaggi televisivi e radiofonici, con tanto di inno sono stati ultra-presenti, lo slogan é “ io ci sono!”. La fantasia dei tifosi é senza limiti, le macchine sono stracolme di bandiere, anche tre per macchina, di tutte le dimensioni. La gente in strada con parrucche dei colori della bandiera angolana e il clima da stadio con trombe e altro é presente in ogni quintal (cortile) di Luanda. Si organizzano visioni collettive con un proiettore piazzato in mezzo alla strada e la casa con il muro bianco come schermo, se poi per disgrazia qualcuno vuol passare di lí... o cambia strada o si ferma a vedere la partita. Io ero preoccupato per i festeggiamenti, ma si sta svolgendo tutto con allegria e serenitá, non ho notizie di disgrazie legate all'evento, certo qualche incidente ci sarà ma nulla al di fuori della media. In conclusione, sin qui tutto bene: colori, allegria, spensieratezza cercando di farci dimenticare le brutture di Cabinda, Il gioco della squadra non é onestamente un granché, ma lottano su ogni pallone e qui si distingue Stelvio, giovane giocatore di fascia, in voga in questo momento e da me ricordato perché é il figlio di Filipe Cruz, allenato della nazionale di Pallamano dell'Angola e grande amico mio e del Polidesportivo Dom Bosco, sempre pronto ad aiutarci e giá nominato nelle mie mail, ora giustamente orgoglioso della prole :)!
Dimenticavo, io continuo a lavorare a Mota, e mi sto preparando alla mia ordinazione sacerdotale il 7 febbraio. Un abbraccio a tutti voi.
Stefano
December, 2009 Santo Stefano a MotaLuanda 26 12 2009
Ciao cari amici, vi scrivo nel giorno del mio onomastico, Con una grande allegria nel cuore e alcune sensazioni, sentimenti, meno allegri. Vivere in Angola mette in discussione la propria fede continuamente, avresti 10000 motivi al giorno per non credere. Le ingiustizie sociali sono troppe per non sentirsi, spesso pieno di rabbia. È facile dire: “ ma il tuo Dio cosa fa' Perché permette questo?”.
Veniamo da il giorno di Natale appena trascorso, pieno di tutte le contraddizioni sociali di questo paese: estrema povertà-estremo consumismo; estrema necessità-estrema opulenza... Qui c'é la tradizione del cesto natalizio, il quale nasce da tradizioni diverse: era nel periodo colonialista, un mezzo per poter offrire il minimo necessario a vivere la festa ai propri “impiegati” (parliamo del tempo colonialista), lo chiamano “Cabaz”. Ecco, ci sono cabaz che contengono farina, biscotti... ma altri... e sono tanti... che possono costare 1000, 3000, 7000 euro... Luanda é così, pochi che vivono nell'opulenza, molti che la rincorrono, moltissimi che la sognano, pur vivendo in condizioni povere. Il consumismo a Luanda fa parte della nostra vita, assurdo, ma é così.
Non posso fare a meno di pensare a questa triste duplice realtà, poiché fa a pugni con il mio quotidiano. Entri nella favelas e trovi la baracca con la parabolica, o parcheggiato il toyota di lusso, al lato di una casa fatiscente, su una “strada” di fango, rifiuti e acqua nera maleodorante e putrida. Diventa ancor più forte quando mi trovo a dover celebrare un funerale come oggi: Santinha, 7 anni. È morta di: “...” nessuno lo sa. Stava male, e tante parole che indicano un star male ma che non dicono nulla. Aveva cosa? Era causato da che? Con cosa lo si stava curando? Nessuno lo sa.
Santinha, 7 anni, un angioletto con le palline colorate nei capelli, un volto che fa esclamare in Europa: “sembra un bambolotto”, Santinha nel cielo, in paradiso con Gesù, l'unica mia certezza. Vuoi portare Santinha in ospedale? Hai 1000 dollari per portarla in clinica? Forse la salvi. Non li hai? Vai all'ospedale pubblico, con dottori spesso non competenti e spesso assenti, e paga la tangente all'infermiere per poter essere visitato, e voglia Dio curato.
Santinha, nella sua bara in legno povero, avvolta in panni bianchi sopra il tavolo da cucina, nel povero quintal (piccolo spazio un mini cortile in questo caso, 2m per 2 m)della sua casa, della sua povera casa, nella Frescura. Santinha circondata da altre bambine della sua etá, del suo gruppo parrocchiale “Movimento missionario”, sue compagne di giochi, dagli adolescenti e adulti di questo gruppo. Le mani della sua mamma, a accarezzarle per l'ultima volta il viso. Santinha, in un quintal pieno di una sofferenza dignitosa. Mi colpisce sempre la normalità della morte in Angola, “estamos acostumados” Siamo abituati . La morte che fa parte della tua vita. È interessante come viene definita la morte prematura: “morreu sem necessidade”, era una morte non necessaria.
Penso a Nelo che incontro nella casa Magone, é un menino de rua. Ha una mano piena di pus, una ferita che si é infettata al mercato del Roque Santeiro. Sono due giorni che prende antibiotici ma nulla da fare. Oggi lo abbiamo portato di nuovo in ospedale: i soldi per il taxi, i soldi per le medicine, i soldi per la gazosa (tangente). Se Nelo dovesse morire (non accadrà, la sua infezione la stiamo curando) sarebbe una morte normale, del quotidiano, che forse qualcuno definirebbe sem necessidade.
La morte non é mai necessaria, ma qui si muore troppo, e troppo spesso senza motivo, basterebbe un poco più di umanità, figlia del ben star dell'anima. Credo fermamente che non é possibile il bene comune in assenza di un bene proprio spirituale. Se la mia anima non sta bene, la mia vita sarà necessariamente egoista. Devo star bene dentro per creare il bene fuori.
Una cosa continuo ad imparare: la sofferente dignità della famiglia di Santinha (la stessa famiglia che un anno fa ha perso Santinho, assassinato nel massacro della frescura sembra da poliziotti corrotti) é figlia di una grande fede nel cuore di queste persone, capaci di comprendere con più serenità la morte, non solo per la sua “normalità”, ma soprattutto per saperla collocare nella dimensione della fede. Il loro modo di pregare, di unire il mondo visibile all'invisibile mi aiuta e mi continua ad aiutare a dar solidità alla mia fede. La loro sapienza, a volte semplice é una Sapienza alimentata dal cuore di credenti. Le contraddizioni che osservo tutti i giorni ancora non riescono a distruggere questa Sapienza figlia dell'invisibile.
Bé volevo dirvi delle altre cose, ma mi sono perso su questo cammino, desculpa.
Ciao a tutti e ricordatevi di noi. December, 2009 150 anni dalla fondazione dei Salesiani di don BoscoDalle Memorie Biografiche - 18 dicembre 1859 (Il verbale della Fondazione dei Salesiani - Volume VI, capitolo 24) Intanto erasi celebrata solennemente nell'Oratorio la festa dell'Immacolata Concezione di Maria e Don Bosco in quella sera annunciava in pubblico come il domani, venerdì, avrebbe tenuta una conferenza speciale in sua camera dopo che i giovani si fossero ritirati a riposare. Quelli che dovevano intervenire intesero l'invito. Il 9 dicembre 1859 si radunarono. Invocato colle solite preghiere il lume dello Spirito Santo e l'assistenza di Maria, fatto cenno di ciò che aveva esposto nelle precedenti conferenze, Don Bosco descrisse che cosa fosse una congregazione religiosa, la bellezza di questa, l'onore immortale di chi si consacra tutto a Dio, la facilità di salvare l'anima propria… Quindi con visibile commozione annunziò essere venuto il tempo di dare forma a quella Congregazione… Quindi concluse essere giunto per tutti quelli che frequentavano le sue conferenze, il momento per dichiarare se volevano o non volevano ascriversi alla Pia Società che avrebbe preso, anzi conservato, il nome da S. Francesco di Sales. […] Dava a tutti una settimana di tempo per riflettere e trattare quell'importante affare con Dio. Il Chierico Cagliero Giovanni era indeciso se dovesse o no prendere parte alla nuova Congregazione. Passeggiò per lunga ora sotto i portici agitato da vari pensieri: finalmente esclamò volgendosi ad un amico: - O frate o non frate, intanto è lo stesso. Son deciso, come lo fui sempre, di non staccarmi mai da Don Bosco! La conferenza di adesione alla Pia Società fu tenuta il 18 dicembre 1859. Due soli non si presentarono. Dal seguente verbale esistente nei nostri archivi risulterà quanto si fece. “Nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Amen. L'anno del Signore mille ottocento cinquantanove alli 18 di dicembre, in questo Oratorio di S. Francesco di Sales nella camera del Sacerdote Bosco Giovanni alle ore nove pomeridiane si radunavano: Esso, il Sacerdote Alasonatti Vittorio, i chierici Savio Angelo Diacono, Rua Michele Suddiacono, Cagliero Giovanni, Francesia Giov. Battista, Provera Francesco, Ghivarello Carlo, Lazzero Giuseppe, Bonetti Giovanni, Anfossi Giovanni, Marcellino Luigi, Cerruti Francesco, Durando Celestino, Pettiva Secondo, Rovetto Antonio, Bongiovanni Cesare Giuseppe, il giovane Chiapale Luigi, tutti allo scopo ed in uno spirito di promuovere e conservare lo spirito di vera carità che richiedesi nell'opera degli Oratorii per la gioventù abbandonata e pericolante, la quale in questi calamitosi tempi viene in mille maniere sedotta a danno della società e precipitata nell'empietà ed irreligione. Piacque pertanto ai medesimi Congregati di erigersi in Società o Congregazione, che avendo di mira il vicendevole aiuto per la santificazione propria, si proponesse di promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, specialmente delle più bisognose d'istruzione e di educazione; ed approvato di comune consenso il disegno proposto, fatta breve preghiera ed invocato il lume dello Spirito Santo, procedevano alla elezione dei Membri, che dovessero costituire la direzione della Società per questa e per nuove Congregazioni, se a Dio piacerà favorirne l'incremento…”. Sac. Bosco Giov. Alasonatti Vittorio Sac. Prefetto * * * * * GRAZIE DON BOSCO, amico, padre e maestro dei giovani, per il tuo sguardo che infonde fiducia. Nel sogno, nella vita di tanti poveri giovani, hai accolto con trepidazione e gioia il piccolo seme della missione che il Signore ti ha affidato. L’hai coltivato con amore e passione. Ed è fiorito in sorriso, speranza, gioco, musica, scuola, laboratori, proposta di vita e futuro. Perchè i giovani possano gustare gioia vera nell’incontro con Gesù, Pane, Perdono e vita riuscita. Caro don Bosco, invoca anche per me luce, docilità e forza per segure la chiamata del Signore ed essere, con l’aiuto di Maria, tuo entusiasta collaboratore per il bene dei giovani. E l’antico sogno sulla collina dei Becchi diverrà meravigliosa realtà e compimento dell’eterna fedeltà di Dio che sempre riempie di ammirato stupore. December, 2009 MotaLuanda
14.12.2009
Salve cari amici, dopo un bel po' di tempo eccomi qui a tentare di raccontarvi qualcosa. Ci sono diverse novità e tutte mi riempiono il cuore di gioia. Ho finalmente terminato il 4° anno di teologia e mi sono felicemente diplomato in scienze teologiche, in soldoni... continuerò a leggere, meditare, studiare teologia, come farne a meno? Non avrò però più l'assillo, a volte incubo delle lezioni e dei professori, vi garantisco: una grande gioia :).
Secondo le buone tradizioni salesiane, questa buona notizia ne porta immediatamente un'altra: la mia nuova obbedienza. In precedenza mi dilettavo a correre fra i libri e alcuni progetti, ora ho una destinazione fisica e un'obbedienza diversa. Sono stato destinato al Centro social de Mota, il quale ha la pastorale dei meninos de rua, centro professionale, Alfabetizzazione e “Parrocchia”. Ho usato le parentesi perché per le dimensioni europee si tratta di una parrocchia, per le dimensioni africane è una cappellania della parrocchia San Paolo.
Con molto entusiasmo e allegria ho già iniziato il mio lavoro, venerdì 4 dicembre difesa di teologia, sabato 5 dicembre inizio in Mota. Il lavoro è tanto, io sono l'unico salesiano coadiuvato da una bella comunità di laici, viva e forte. Inizio alla grande, abbiamo un sacco di lavori da fare, riabilitazione delle case per meninos de rua, trovare i soldi per far partire anche l'anno prossimo l'alfabetizzazione per 250 tra mamme analfabete e bambini fuori dall'insegnamento formale (un bel deficit di 10.000 dollari...), trovare i soldi per pagare gli educatori delle due case per meninos de rua (non ve lo dico il deficit altrimenti vi spaventate...), trovare intorno ai 1.200- 1.500 dollari al mese per le bocche fameliche dei meninos che ospitiamo (circa 20 residenziali, ed un numero che varia dai 30 minimo ai 60 massimo di prima accoglienza, vengono direttamente dalla strada).
Quindi, cosa voler di più? Abbiamo anche una bella realtà giovanile con 9 gruppi e una bella catechesi con un numero intorno ai 1000-1200 catecumeni divisi in due centri di catechesi. Inizieremo prestissimo il progetto sportivo (Polidesportivo Dom Bosco) anche a Mota e sarà una realtà interattiva con il progetto dei meninos de rua e della marginalizzazione, quindi dei meninos na rua, coloro che hanno famiglia ma passano la maggior parte del loro tempo in strada.
Le strade di Mota non sono molto belle purtroppo, è un quartiere di circa 40.000 persone tra San Paolo e la Lixeira. L'ambiente è degradato, con molte bande criminali organizzate. La povertà fisica e morale è visibile e tangibile. I 5 sensi l'avvertono con tutta la loro forza. Il lavoro è molto e richiede in questo momento una riorganizzazione dell'opera, in tutti i suoi settori, per poter meglio rispondere alle esigenze del quartiere, molte e tutte prioritarie.
Non vi dico di più, poco alla volta cercherò di equilibrare il mio tempo e raccontarvi Mota, sperando attraverso le mie mail, di portarvi con me nelle sue strade piene di polvere e sporcizia quando non piove, piene di fango e sporcizia quando piove. Venendo con me vedrete in queste strade tanti fiori, i giovani, tanta e tante speranze, le foto vi diranno questo.
Ricordatevi di me e della mia gente nelle vostre preghiere. November, 2009 Giornata del migrante Benedetto XVI Messaggio Giornata del migrante 2009 (27 novembre 2009) «Per i piccoli migranti scuola e integrazione» Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della Giornata del Migrante e del Rifugiato mi offre nuovamente l'occasione di manifestare la costante sollecitudine che la Chiesa nutre verso coloro che vivono, in vari modi, l'esperienza dell'emigrazione. Si tratta di un fenomeno che, come ho scritto nell'Enciclica Caritas in veritate, impressiona per il numero di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Il migrante è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti (cfr n. 62). Il tema di quest'anno - "I migranti e i rifugiati minorenni" tocca un aspetto che i cristiani valutano con grande attenzione, memori del monito di Cristo, il quale nel giudizio finale considererà riferito a Lui stesso tutto ciò che è stato fatto o negato "a uno solo di questi più piccoli" (cfr Mt 25, 40.45). E come non considerare tra "i più piccoli" anche i minori migranti e rifugiati? Gesù stesso da bambino ha vissuto l'esperienza del migrante perché, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria (cfr Mt 2,14). Se la Convenzione dei Diritti del Bambino afferma con chiarezza che va sempre salvaguardato l'interesse del minore (cfr art. 3), al quale vanno riconosciuti i diritti fondamentali della persona al pari dell'adulto, purtroppo nella realtà questo non sempre avviene. Infatti, mentre cresce nell'opinione pubblica la consapevolezza della necessità di un'azione puntuale e incisiva a protezione dei minori, di fatto tanti sono lasciati in abbandono e, in vari modi, si ritrovano a rischio di sfruttamento. Della drammatica condizione in cui essi versano, si è fatto interprete il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II nel messaggio inviato il 22 settembre del 1990 al Segretario Generale delle Nazioni Unite, in occasione del Vertice Mondiale per i Bambini. "Sono testimone egli scrisse - della straziante condizione di milioni di bambini di ogni continente. Essi sono più vulnerabili perché meno capaci di far sentire la loro voce" (Insegnamenti XIII, 2, 1990, p. 672). Auspico di cuore che si riservi la giusta attenzione ai migranti minorenni, bisognosi di un ambiente sociale che consenta e favorisca il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale. Vivere in un paese straniero senza effettivi punti di riferimento crea ad essi, specialmente a quelli privi dell'appoggio della famiglia, innumerevoli e talora gravi disagi e difficoltà. Un aspetto tipico della migrazione minorile è costituito dalla situazione dei ragazzi nati nei paesi ospitanti oppure da quella dei figli che non vivono con i genitori emigrati dopo la loro nascita, ma li raggiungono successivamente. Questi adolescenti fanno parte di due culture con i vantaggi e le problematiche connesse alla loro duplice appartenenza, condizione questa che tuttavia può offrire l'opportunità di sperimentare la ricchezza dell'incontro tra differenti tradizioni culturali. È importante che ad essi sia data la possibilità della frequenza scolastica e del successivo inserimento nel mondo del lavoro e che ne vada facilitata l'integrazione sociale grazie a opportune strutture formative e sociali. Non si dimentichi mai che l'adolescenza rappresenta una tappa fondamentale per la formazione dell'essere umano. Una particolare categoria di minori è quella dei rifugiati che chiedono asilo, fuggendo per varie ragioni dal proprio paese, dove non ricevono adeguata protezione. Le statistiche rivelano che il loro numero è in aumento. Si tratta dunque di un fenomeno da valutare con attenzione e da affrontare con azioni coordinate, con misure di prevenzione, di protezione e di accoglienza adatte, secondo quanto prevede anche la stessa Convenzione dei Diritti del Bambino (cfr art. 22). Mi rivolgo ora particolarmente alle parrocchie e alle molte associazioni cattoliche che, animate da spirito di fede e di carità, compiono grandi sforzi per venire incontro alle necessità di questi nostri fratelli e sorelle. Mentre esprimo gratitudine per quanto si sta facendo con grande generosità, vorrei invitare tutti i cristiani a prendere consapevolezza della sfida sociale e pastorale che pone la condizione dei minori migranti e rifugiati. Risuonano nel nostro cuore le parole di Gesù: "Ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt 25,35), come pure il comandamento centrale che Egli ci ha lasciato: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, ma unito all'amore al prossimo (cfr Mt 22,37-39). Questo ci porta a considerare che ogni nostro concreto intervento deve nutrirsi prima di tutto di fede nell'azione della grazia e della Provvidenza divina. In tal modo anche l'accoglienza e la solidarietà verso lo straniero, specialmente se si tratta di bambini, diviene annuncio del Vangelo della solidarietà. La Chiesa Io proclama quando apre le sue braccia e opera perché siano rispettati i diritti dei migranti e dei rifugiati, stimolando i responsabili delle Nazioni, degli Organismi e delle istituzioni internazionali perché promuovano opportune iniziative a loro sostegno. Vegli su tutti materna la Beata Vergine Maria e ci aiuti a comprendere le difficoltà di quanti sono lontani dalla propria patria. A quanti sono coinvolti ne vasto mondo dei migranti e rifugiati assicuro la mia preghiera e imparto di cuore la Benedizione Apostolica. November, 2009 Angolani espulsi dai due CongoItaliano prima parte, traduzione in portoghese la seconda parte. I Governi della Repubblica Democratica del Congo e della Repubblica del Congo stanno espellendo tutti gli angolani residenti sul loro territorio, a quanto si dice con grande brutalità.Gli angolani espulsi vivono “una sofferenza indicibile” e devono sopportare “condizioni raccapriccianti”, hanno ricordato all'associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) padre Andrzej Halemba e Ulrich Kny, due collaboratori di ACS che nelle ultime due settimane hanno viaggiato per l'Angola.Padre Halemba e Kny hanno descritto con queste parole forti la situazione dei campi di rifugiati della città di Damba, nel nord dell'Angola.I poliziotti congolesi, in uniforme o in abiti civili, “si presentano senza avviso e chiedono agli angolani di abbandonare immediatamente il Paese”, spiega l'associazione. Migliaia di persone si vedono dunque costrette a tornare in Angola senza neanche la possibilità di portare con sé i propri già scarsi averi.Questa situazione, denuncia ACS, provoca lo smembramento di molte famiglie: ci sono bambini rimasti soli perché non sono riusciti a ritrovare i propri genitori che erano stati espulsi, così come gli angolani sposati con cittadini congolesi devono abbandonare il coniuge.I collaboratori di ACS hanno parlato di persone costrette a percorrere fino a 900 chilometri a piedi e di donne che partoriscono per strada. Molti anziani, donne e bambini arrivano ai campi di rifugiati senza aver mangiato da giorni.Di fronte a questa tragica emergenza, le Diocesi congolesi di Uíje e Mbanza Congo si sono mobilitate per assistere migliaia di rifugiati affamati, stremati e non di rado gravemente malati.A Damba sono stati allestiti cinque campi di accoglienza, ma le forti piogge hanno impregnato il terreno occupato dalle tende fornite dalla città, provocando una situazione catastrofica.“Alcuni rifugiati decidono di proseguire subito il cammino verso altri villaggi dove si trovano dei loro familiari – ha riferito Ulrich Kny –. Altri non sanno dove andare: i loro paesi sono stati totalmente distrutti durante la guerra civile e i loro parenti sono fuggiti. C'è anche chi non viene accolto dai propri familiari e che, con un dolore ancor maggiore, torna a uno dei campi di accoglienza”.A Damba, quattro cappuccini e quattro suore della Misericordia assistono la marea incessante di rifugiati offrendo assistenza spirituale, ospitando nel convento, distribuendo cibo, stoviglie, medicinali e vestiti e incaricandosi della vaccinazione contro il tetano, la poliomielite e altre malattie.Le suore assistono ogni giorno centinaia di persone, contando sul sostegno di numerosi volontari della parrocchia, ma i rifugiati aumentano continuamente ed è molto difficile far fronte a tutte le loro necessità.Nelle ultime settimane, si stima che siano stati espulsi circa 40.000 angolani. “Tutto sembre indicare che si tratti di una rappresaglia per l'espulsione dall'Angola di immigrati clandestini provenienti dai Paesi congolesi, iniziata due anni fa”, commenta ACS.I rappresentanti dell'associazione, tuttavia, hanno sottolineato che le espulsioni degli angolani non riguardano solo gli immigrati illegali, ma anche quelli che risiedono regolarmente in una delle due Repubbliche congolesi, come rifugiati della guerra civile o per qualsiasi altro motivo.Os angolanos expulsos vivem “um sofrimento indizível” e devem suportar “condições horripilantes”, segundo explicaram à associação Ajuda à Igreja que Sofre o padre Andrzej Halemba e Ulrich Kny, dois colaboradores de AIS que viajaram a Angola nas duas últimas semanas. Padre Halemba e Kny descreveram com estas palavras a situação dos campos de refugiados na cidade de Damba, no norte de Angola. Os policiais congoleses, em uniforme ou não, “apresentam-se sem aviso e pedem aos angolanos que abandonem imediatamente o país”, explica a associação. Milhares de pessoas se veem assim obrigadas a voltar a Angola sem sequer a possibilidade de levar consigo seus já escassos pertences. Esta situação, denuncia AIS, provoca o desmembramento de muitas famílias: há crianças que ficam sozinhas porque não conseguem encontrar seus pais, que foram expulsos, assim como pessoas angolanas casadas com congoleses que devem abandonar o cônjuge. Os colaboradores de AIS falam de pessoas obrigadas a percorrer até 900 km a pé e de mulheres que entram em trabalho de parto durante o caminho. Muitos anciãos, mulheres e crianças chegam aos campos de refugiados sem terem comido durante dias. Frente a esta trágica urgência, as dioceses congolesas de Uíje e Mbanza Congo se mobilizaram para auxiliar milhares de refugiados famintos, ao limite de suas forças e com frequência gravemente enfermos. Em Damba, foram preparados cinco campos de acolhida, mas as fortes chuvas impregnaram o terreno ocupado pelas tendas, provocando uma situação catastrófica. “Alguns refugiados decidem prosseguir no caminho para outras aldeias onde vivem seus familiares –refere Ulrich Kny. Outros não sabem aonde ir: seus povoados foram totalmente destruídos durante a guerra civil e seus parentes fugiram. Há também os que não são acolhidos por seus próprios familiares e que, com uma dor ainda maior, voltam para algum dos campos de acolhida”. Em Damba, quatro capuchinhos e quatro irmãs da Misericórdia auxiliam na tarefa incessante de refugiados, oferecendo assistência espiritual, hospedando no convento, distribuindo alimentos, vestes, remédios e encarregando-se da vacinação contra tétano, poliomielite e outras enfermidades. As monjas assistem cada dia centenas de pessoas, contando com a ajuda de numerosos voluntários da paróquia, mas os refugiados aumenta continuamente e é muito difícil fazer frente a todas as suas necessidades. Nas últimas semanas, estima-se que foram expulsos cerca de 40 mil angolanos. “Tudo parece indicar que se trata de uma represália pela expulsão de Angola de imigrantes clandestinos procedentes dos países congoleses, iniciada há dois anos”, comenta AIS. Os representantes da associação, contudo, sublinham que as expulsões dos angolanos não afetam apenas os imigrantes ilegais, mas também aqueles que residem regularmente em uma das duas Repúblicas congolesas, como refugiados da guerra civil ou por qualquer outro motivo. November, 2009 STORIA: Tratta degli schiavi: mea culpa africano da un articolo di Daniele Zappalà, Avvenire.it Il mea culpa è senza precedenti in Africa. «Non possiamo continuare ad accusare gli uomini bianchi allorquando gli africani, in particolare i capi tradizionali, non sono irreprensibili», recita l’appello proveniente dalla Nigeria, autentico gigante demografico del continente. Aggirando gli scogli tanto del revisionismo quanto della vendetta identitaria contro un Occidente visto come malvagio burattinaio planetario, un collettivo di associazioni nigeriane per i diritti umani è appena uscito allo scoperto cercando d’imporre invece un punto di vista originale sul più vecchio ed aspro dibattito della storia africana. Quello sulla Tratta negriera, al singolare. O sulle «Tratte», come vuole invece un ramo della storiografia più recente particolarmente attento alle diverse direttrici geografiche (europea, ma anche araba ed inter-africana) e ai volti locali differenziati che ebbe quanto nel suo insieme resta innegabilmente uno dei più atroci crimini di sempre contro l’umanità. Il cuore dell’appello lanciato dal Congresso dei diritti civici (Crc), piattaforma associativa forte di diverse decine di Ong nigeriane, riguarda proprio i concorsi di responsabilità radicati in Africa nei secoli della spaventosa riduzione di milioni di africani a semplice «merce» di scambio. Le associazioni hanno chiesto in particolare ai «capi tradizionali africani di scusarsi per il ruolo che i loro avi hanno giocato nella tratta degli schiavi». A livello occidentale, la lista delle scuse è ormai lunga. Lo scorso giugno, ad esempio, il Senato americano ha anch’esso espresso solennemente la propria afflizione per «l’inumanità, la crudeltà, l’ingiustizia fondamentale della schiavitù». E la ferma volontà di un trionfo della verità aveva già destato memorabili «abbracci» simbolici fra l’Africa e i Paesi occidentali protagonisti di un passato tanto ignominioso. Restano in particolare incise nelle coscienze le frasi impiegate nel 1992 da Giovanni Paolo II durante la visita al memoriale nell’isola senegalese di Gorée: «Da questo santuario africano testimone del dolore nero, impetriamo perdono al cielo», disse Papa Wojtyla, riferendosi «all’orribile aberrazione di coloro che riducevano in condizioni di schiavitù i fratelli e le sorelle che il Vangelo ha chiamato a libertà». Ma sul fronte africano, il riconoscimento dell’esistenza di responsabilità locali ha sempre tardato ad emergere. Anche perché molte pagine della storia secolare degli eccidi negrieri, trasmesse perlopiù oralmente, restano ancor oggi al centro di controversie fra gli storici. Molte zone d’ombra residue sono spiegate in Africa anche dal peso memoriale insopportabile suscitato da ogni ricostruzione. Ma al contempo, questa relativa foschia ha talora lasciato il campo libero ad interpretazioni aberranti e talora di stampo estremista. Certe associazioni «nere», soprattutto negli ultimi anni, hanno cavalcato la complessa memoria negriera per alimentare un clima di tensione nei confronti dell’Occidente. Talora, con pericolose scorciatoie interpretative: ad esempio, intrecciando abusivamente le presunte colpe «assolute» dei negrieri di ieri giunti dall’Europa con le colpe anch’esse «assolute» dei presunti potentati dello «sfruttamento post-coloniale». I rischi di un revanscismo memoriale sempre più estremo e fanatico sono divenuti evidenti in particolare in Francia e Gran Bretagna, con la pubblicazione di violenti pamphlet che hanno in taluni casi assimilato le decisioni degli ex leader politici europei dell’epoca coloniale con i crimini del nazismo hitleriano. Negli stessi pamphlet, gli storici delle «tratte», a cominciare dal francese Olivier Pétré-Grenouilleau, sono stati assimilati ai revisionisti della Shoah. Anche per questo, l’appello del Crc è apparso fin da subito come un segnale estremamente salutare, nonostante esso s’iscriva probabilmente anche nello sfondo dei contenziosi in corso in Nigeria sul riconoscimento costituzionale dei leader tribali. Nell’appello, si ricorda che i capi tribali giocarono un ruolo importante «aiutando sistematicamente a condurre dei raid e dei ratti presso comunità senza difesa», prima ancora dunque della consegna dei prigionieri (talora già schiavi nei rispettivi villaggi) ai battelli negrieri in rotta nell’Atlantico. La costa nigeriana, e in particolare la città di Badagri, furono a più riprese il teatro di questi concorsi di responsabilità, così come tante altre regioni africane, dal Senegal fino all’Angola. E certe figure come quella del «re traditore Guezo», nel Benin ottocentesco, resteranno per sempre negli annali per il ruolo particolarmente attivo nelle deportazioni. November, 2009 Ubuntu in Angola :)Approfitto dell'ultimo giorno di convalescenza per condividere com voi un'idea che sta dando frutti.
Circa 3/4 anni fa, un caro amico, Paolo Sassaroli, mi parla per la prima volta di UBUNTU. Il nome mi incuriosisce, ha una certa assonanza con Umbundu,una etnia angolana. Risultato: non c'entra nulla, qui si parla di un sistema operativo! Lo guardo male: “Sto tanto bene con il mio windows ed i miei software crakkati, mó questo che vuole?” Paolo, pieno di entusiasmo mi spiega e dopo poco tempo mi convince a cambiare, Hoary Hedgehog (Riccio Canuto) Ubuntu 5.04 dove il 5 sta per la versione e il 04 per il mese in cui tale versione é rilasciata, appunto Aprile. Fu una magnifica delusione! Passano due mesi e torno da Paolo; si torna a windows, troppo complicato! In effetti il passaggio non era indolore, molto più semplice oggi. Il seme iniziò a mettere radici, e c'era un'acqua speciale a sostenerlo: l'idea Ubuntu é davvero meravigliosa e secondo me profondamente cristiana! Condividere ciò che hai, non prendere ciò che non è tuo: i programmi pirata sono dei furti, mettiamola come vi pare, la sostanza non cambia (confesso che in questo sono ancora peccatore, non per i programmi ma per i film in italiano...) Spiegare cosa è UBUNTU in una forma sintetica mi sembra dovuto, lo faccio attraverso il wiki di Ubuntu. Ubuntu è un sistema operativo open source basato sul kernel Linux. La comunità di Ubuntu è fondata sull'idea insita nella filosofia di Ubuntu: il software deve essere disponibile gratuitamente, gli strumenti del software devono essere disponibili agli utenti nella loro lingua madre a prescindere dalle loro abilità e gli utenti devono avere la libertà di personalizzare e modificare il software in qualunque modo lo desiderino. Per queste ragioni: Ubuntu non sarà mai a pagamento e non è prevista alcuna quota aggiuntiva per l'edizione "enterprise"; il meglio del nostro lavoro sarà sempre disponibile a tutti, gratuitamente. Ubuntu comprende il meglio che la comunità del software libero offre in termini di traduzioni e infrastrutture per l'accesso universale, così da rendere Ubuntu utilizzabile dal maggior numero di utenti possibile. Ubuntu è rilasciato regolarmente a scadenze previste; ogni 6 mesi si rilascia una nuova versione ed è possibile scegliere di usare la versione stabile o di sviluppo. Ogni edizione è supportata per almeno 18 mesi. Ubuntu è votato completamente ai principi del software libero e open source; gli utenti sono incoraggiati all'uso, al miglioramento e alla diffusione del software libero e open source. Insomma, una rivoluzione culturale, sociale e economica. Il nome, che come vi dicevo mi incuriosì in un primo momento: Ubuntu è un'ideologia morale del Sud Africa focalizzata sulla lealtà e sulle relazioni delle persone: la parola deriva dagli idiomi Zulu e Xhosa. Ubuntu è sentita come un concetto costitutivo della cultura tradizionale Africana, è considerata come il principio fondante della nuova repubblica del Sud Africa ed è collegata all'idea di un Rinascimento Africano. Una traduzione approssimata del principio di Ubuntu è «umanità attraverso gli altri». Un'altra potrebbe essere: «fede in un legame universale di partecipazione che lega tutta l'umanità». "Una persona con ubuntu è aperta e disponibile agli altri, non si sente minacciata dal fatto che gli altri siano capaci e anche migliori perché possiede una certezza che deriva dal sapere di appartenere a un gruppo più grande e che è diminuito quando gli altri sono umiliati o sminuiti, quando gli altri sono torturati oppure oppressi." --Arcivescovo Desmond Tutu Come piattaforma basata su Linux, il sistema operativo Ubuntu migra lo spirito di Ubuntu nel mondo del software. Ok, il seme ha dato frutto. Sono ormai fuori da Windows e non ne sento assolutamente la mancanza, tutt'altro direi: non ho più problemi di virus e antivirus visto che non entrano né in Linux Ubuntu né in Mac OS i due sistemi che uso nel mio notebook. I programmi che uso sono perfettamente compatibili con i programmi che tutti usano: vi sto scrivendo con writer di OpenOffice e non con WORD di OFFICE. Ho a disposizione molti più programmi (tutti gratuiti) in Ubuntu e di assoluta professionalità. Ho pensato in seguito che tale idea non solo fosse buona ma dovesse essere condivisa con la mia gente. Abbiamo quindi inaugurato da pochi mesi una sala informatica nella nostra parrocchia che è totalmente linux ubuntu ed insegna come fare il passaggio dal famigerato :) (permettetemelo) WINDOWS a LINUX UBUNTU. Un successo! Abbiamo tre istruttori (formati da me, e molto meglio da un ingegnere brasiliano volontario esperto in open source e linux). Loro danno ciascuno un corso in tre diverse fasce orarie: 09h00- 10h00; 16h00-17h00; 19h30-20h30. Dopo tre corsi abbiamo sempre il tutto esaurito di alunni, e non solo una grande curiosità. Io credo che molti di loro avranno le mie difficoltà iniziali, ma sono sicuro che molti altri avranno anche i miei benefici attuali. Stiamo ora preparando un corso per insegnare ad usare la suite Google (Google docs, translate, books etc.) a disposizione nel WEB, altro strumento utile ed importante per degli studenti, che come i nostri, hanno difficoltà a reperire libri scolastici, e spesso non hanno la capacità di fare delle vere e proprie ricerche. Desideriamo così insegnare a usare internet non solo per scaricare musica o usare facebook (nella sala è proibito attraverso dei filtri l'uso dei pc per fini non legati alla ricerca e all'insegnamento) ma desideriamo aprirgli una finestra su altre possibilità. Una cosa che amo, amiamo in questa sala, è nello stile open source, offrire possibilità, aprire finestre, poi ciascuno nella libertà sceglie cosa vuole. Un ultimo passaggio sarà quello di iniziare ad insegnare come creare un sito e un blog, per favorire la comunicazione e aprire una finestra sul positivo della realtà informativa sul web, ancora con possibilità di poche censure ed una certa libertà di espressione. Bom, ho scritto troppo come al solito e la metà di voi si sarà annoiata, mi fermo qui. Ciao a tutti. sito web di Ubuntu. http://help.ubuntu-it.org/9.10/ubuntu/about-ubuntu/it/index.html http://blog.thesilentnumber.me/2009/09/top-things-to-do-after-installing.html October, 2009 Attivitá in questi giorniTutte le foto le trovate su:
http://www.facebook.com/Stefano.Francesco.Tollu.sdb
Dopo tanto tempo qualche notizia.
Salve cari amici, era tempo che non scrivevo due righe, ma davvero é sempre più difficile incontrare dello spazio libero.
Quante cose da dirvi.. troppe forse, quindi cerco di buttare giù qualche informazione sparsa e veloce. Chiedo scusa agli amici che aspettano da tanto delle mail con risposte personali... abbiate pazienza.
Attività varie: il 15 di ottobre abbiamo avuto un bel momento legato al diritto alla salute con un'attività legata all'UNICEF e al Governo Angolano: lavagem das mãos, il lavaggio delle mani. Hanno partecipato circa 680 bambini ai quali con giochi, indovinelli, musica e simpatia abbiamo spiegato l'importanza di lavarsi le mani prima di mangiare. Vi ricordo che il mio paese é tristemente famoso per essere tra quelli con la più alta mortalità infantile e questa può e deve essere abbassata con una più corretta igiene personale.
L'attività si è svolta nel nostro cortile di San Paolo, le foto in facebook e nel Blog MSN.
Sabato invece abbiamo avuto un'altra bella attività con circa 500 bambini “voltando da Italia”. Abbiamo unito due eventi con il Polidesportivo Don Bosco:
la Odebrecht (multinazionale brasiliane nel campo dell'edilizia) ci ha donato delle istallazioni sportive nella comunità di Trilho, favelas della Lixeira.
Inter Campus: i bambini tornati dall'Italia hanno comunicato agli altri rimasti a casa i contenuti sportivi, pedagogici, culturali vissuti in Italia.
Il tutto è stato fatto nel nostro tipico stile, allegria, canto, danza e sport! Abbiamo avuto anche un Quem sabe sabe: domande culturali, chi risponde correttamente vince un premio.
Eravamo in tanti e tra questi gli amici della Odebrecht, di altre imprese che ci aiutano (purtroppo siamo sempre in deficit cronico, ma grazie alla Provvidenza ce la caviamo, ed essa si presenta con volti amici di diverse imprese), dell'Ambasciata Italiana e Brasiliana (i due ambasciatori, il Console dell'Italia), gli amici di Sonho Meu, Carlos Almeida capitano della selecção di Basket e Maura Faial.
Abbiamo premiato i nostri amici speciali con dei diplomi e delle magliette del Polidesportivo, cos+i come alcuni Treinoeducadores che si sono dimostrati meritevoli. Alcuni dei premi ricevuti in Italia durante la Coppa del Mondo li avevamo messi da parte per questo. Crediamo nel condividere sempre, se ricevo due premi perché non condividere il secondo con l'amico che non lo ha?
l'attività è stata un successo, abbiamo preparato una mostra fotografica apprezzatissima da tutti, l'inno dell'Inter (io milanista a cantare l'inno... ma peggio ancora ad insegnarlo!!! Ma che fare? La famiglia Moratti sono fantastici e tranne nel derby faccio il “sacrificio”. Scherzi a parte, l'Inter merita i miei sforzi, sono encomiabili nell'aiuto e nella condivisione dei nostri ideali).
Abbiamo dato vita anche ad una partita tra la delegazione italiana (che ha perso 5-1) e un misto di bambini che non sono partiti, il gioco è stato fatto secondo le regole apprese a Coverciano ed è stato un bel momento di condivisione.
Infine la delegazione italiana a raccontato a voce l'esperienza ed Enio è stato fantastico: si è emozionato ed è scoppiato in lacrime!
C'è stato spazio anche per i genitori, un loro rappresentante ha raccontato l'esperienza di chi ha visto il figlio andare dall'altra parte del mondo... un sentito ringraziamento da parte loro è stato espresso all'Inter.
Oggi, infine abbiamo “diplomato” 16 giovani che hanno terminato il corso di Dottrina Sociale della Chiesa: 25 giorni di lezione in 76 ore.
La sala d'informatica Linux è stata aperta da ormai tre mesi e siamo al terzo corso intensivo di Ubuntu-Linux. Sta avendo un successo tra i ragazzi: gratis, no virus e tanti programmi ottimi per studiare...
Il mio servizio come Diacono sta andando alla grande, celebre 4 matrimoni a settimana di media, battezzo, benedico :). Sono momenti intensi per me e mi caricano, facendomi superare spesso la stanchezza.
Bom... il mio tempo è finito vi lascio.
Mama Muxima vi benedica
October, 2009 videoSeptember, 2009 3 e 6 dia inter CampusQuerida Familia Salesiana,
continua a reportagem da Italia!
Hoje vivimos o primeiro dia da taça do mundo toscana 2009 inter campus.
5 jogos de 18 minutos cada com um regulamento pensado particularmente pela crianças desta idade e para aumentar amizade e desportividade entre eles.
No primeiro jogo a emoção nos matou: Libano Angola 1-0 com golo de favor por erro do guardarede.
a segui Angola Argentina 2-0
Angola Mexico 3-0
Angola paraguay 0-0 mas sufrimos, de verdade boa equipa
e enfim Angola Colombia 0-1 mas com batota, de facto tinham um jogador mais alto que mim e não tinha de certeza os 12 anos maximos pedidos.
A coisa linda foi o comportamento dos nossos treinoeducadores e da rapaziada. em frente da desonestade dos outros responderam com justiça e luta honesta no campo!
Parabéns, a nossa criançada tem valores sim senhor!
Na tarde fomos na cidade de Siena para a presentação do torneio a autoridades locais, estava connosco o Governador da província assim como da cidade e outras personalidades.
cada equipa apresentou-se e saudou, nós e o Camerun detacamo-nos pelo calor, carinho e criatividade africana!
Ganhamos uma vez mais a simpatia de todo mundo!
A nossa rapaziada foi cumprimentada pelo presidente do Inter de Milão Doutor Massimo Moratti e recebeu um carinhoso abraço pelo Luis Figo! O orgulho e a honra foi grande.
Agora estão todos a tomar bango e a preparar se para o dia de amanhá: visita a escolas italianas e de noite visão do jogo Inter de Milão Napoli no Estadio de San Siro em milão com entrada no campo de todas as equipas, esperamos encontrar e falar com o Mourinho, vamos ver.
Saudação da todas as crianças e particularmente do nosso André Cadiaje, show man de primeira!!!
Até logo
D Stefano e toda a rapaziada!!!
6 dia
Olá, estamos no meio da caminhada!!!
Desculpe ainda não ter colocado fotos, mas o tempo está cheio!
Acabamos o segundo dia do torneio, ainda dois vitoria, dois derrotas e um empate.
Angola- Marrocos 3-0
Angola-Uganda 1-2
Angola-Bolivia 0-1
Angola-Romania 0-0
Angola-Slovenia 2-0
A criançada esta a comportar-se bem, pequenas coisas a melhorar mas estão bem comportados.
O prémio simpatia de facto é nosso, acreditem, todos gostam da nossa criança e a procuram, falam com os chineses sem conhecer o chinês, assim como com os poloneses (grandes amigos deles!) ou da Roménia!!!
Dao-se bem de verdade com todos, e ensinam as nossas animações do oratório a todo mundo.
Ontem foi o dia das maravilhas pra eles: fomos em Milão a assistir o jogo Inter-Napoli.
Chegamos no estádio de San Siro (um dos estádio mais famoso do mundo, ai jogam AC Milan e Inter de Milão, passaram Van Basten, Ronaldo, Gullit, Beckam, Ibraimovic, Kaká e está o Eto..) e ficaram fascinados pela sua grandiosidade (mas de 80000 pessoas tem lugar) e organização, tudo limpo e funcional. Cada lugar a sentar uma copia dum jornal desportivo de graça...
Fizemos o nosso jantar no meio de cânticos e animação e as 20h30 a nossa rapaziada junta da outra entrou com a bandeira de Angola no Campo!! Emoção!
Logo acabar a roda do campo entram os jogadores profissionais: ninguém vai esquecer a dança do Leão em frente di Eto!
O Toni diz que nunca mais vai lavar-se, pois o Eto o abraçou! Emoção a 10000! Ficaram felizes e ainda mais depois 2 minutos do inicio do jogo: Eto marca o primeiro golo em frente deles, a 30 metros deles! Dai goleada e festa deles.
Voltamos em casa as4 de madrugada... e as 10h00 me acordaram... Piscina! Mentre escrevo estão a brincar na agua... depois deles e seguindo o exemplo chegaram os outros!
Espero encntrar outro tempo pra vos enviar a s primeiras fotos.
Abraços de mim e de Hipolito, Noé e a rapaziada toda!
Até a proxima.
September, 2009 2 dia Inter Campus AngolaQueridos irmaos,
hoje a reportagem vai ser feita por mim, que com muita alegria cheguei aqui no InterCampus para ficar com os miúdos dois dias e voltar a sentir o calor do abraço angolano, ademais de uma atmosfera internacional.
Ao chegar, os rapazes estavam empenhados na decoração de um cartaz que represente Angola, vai ser como uma bandeira que os miúdos tem que levar como se for nos jogos olimpico; foi lindo escutar e ver o que decidiram desenhar no cartaz, a parte a bandeira de angola, a mama com a cabaça na cabeça, o pensador, o batuque, o sol, o imbondeiro com a mucua.
Depois do almoço o padre Bruno, SDB, director da comunidade de Figline Valdarno veio rezar a missa. A assistir missa as equipas angolana, polaca e do camerun, com tradução das partes mais importantes nas três línguas (português, polaco, francês). A seguir a corrida de sacos contra o Camerun, o México, a Eslóvenia. Os miúdos estão muitos contentes, pulam, cantam, dançam (já ganharam a simpatia de muitos com o kuduro...). Infelizmente a chuva veio estragar um bocadinho a tarde, assim voltamos para as casinhas para descansar um pouco. Me parece que os rapazes estejam a gostar muito da experiência, mesmo que acredito que vao dar verdadeiramente conta daquilo que estão a viver só ao voltar para casa.
Bem, por hoje é tudo. Aproveito para mandar um abraço cheio de saudade para todos vocês.
Deus nos abençoe. Fulvia September, 2009 UbuntuVorrei aver piú tempo per scrivere... ma ultimamente sta diventando impossibile!
Condivido due allegrie:
abbiamo finalmente aperto la Sala di Informatica Dom Bosco: 42 alunni in tre turni stanno scoprendo le meraviglie dell'open source e di Ubuntu in particolare, spero a breve di darvi succose notizie su questo bel progetto.
La seconda allegra notizia é che venerdí 18 alle 07.30 partiremo da Luanda con 14 bambini del Polidesportivo Dom Bosco-Intercampus per Milano e da lí Firenze, dove parteciperemo alla Coppa del mondo Inter Campus.
Prometto notizie a breve
ciao e buona vita June, 2009 ho preso coscienza Luanda 29 06 2009 Cari amici un breve rapido caro saluto. Vi scrivo dopo aver celebrato la mia prima Santa Eucaristia da Diacono. Ieri, durante l'ordinazione ero stranamente tranquillo e calmo. Ho vissuto quei momenti con una grande intensità, ma con decisa tranquillità, me ne sono stupito in verità. Oggi sembra che le cose siano andate diversamente. Prima della Celebrazione Eucaristica mi sono preparato, letto il Santo Vangelo e quant'altro fosse di mia responsabilità. Sono arrivato dinanzi al Tabernacolo, fatta la genuflessione... non ho più capito nulla! Non mi venivano le parole, non sapevo più cosa fare, cosa dire Dinanzi al Vangelo mi sono bloccato, mente vuota e bocca chiusa. Silenzio per qualche secondo. Stavo morendo. Mi sono reso conto in quell'istante che ero chiamato a dar la mia voce a Gesù, e "l'indignità", le mie debolezze, tutte mi sono passate dinanzi e non riuscivo a parlare. Poi poco alla volta sono tornato alla normalità. Ieri dopo l'ordinazione scherzavo con un altro diacono ordinato con me, era stato agitatissimo tutto il tempo, oggi stavo 20 volte peggio di lui. Mi si chiede di benedire, mi rendo conto di quanto devo convertirmi per dare spazio a Gesù, affinché possa davvero essere suo strumento. A chi crede chiedo una preghiera, a chi non crede un buon pensiero. Stefano May, 2009 Sport, strumento educativp prezioso Luanda 1- 05 – 2009 Ciao cari amici, vi racconto qualcosa del Polidesportivo Dom Bosco. Il nostro progetto di utilizzare lo sport come mezzo d'inclusione sociale, sta dando i suoi frutti. Grazie a degli amici, italiani, brasiliani, siamo riusciti ad avere dei finanziamenti che ci stanno aiutando. Il valido aiuto dell'Intercampus ci sta permettendo di qualificare il nostro lavoro con gli allenatori di calcio. Stiamo costruendo dei campi nella favelas della Lixeira: nella comunità di Trilho, Boa Vista e sono stati terminati nel centro di Santa Bakita. É stata riabilitata l'illuminazione del Nucleo di san Paolo. Sono state delle cifre importanti, per noi impossibili se non avessimo avuto l'aiuto di due multinazionali brasiliani che operano nel campo della grande edilizia: Odebrecht e Camargo Correa, alle quali vanno i nostri più sentiti ringraziamenti. L'aiuto dell'Inter ci ha fatto realizzare un corso per alleducatori in novembre, stiamo ultimando i preparativi per quello di Giugno. Sempre con l'Intercampus 14 bambini delle squadre di calcio con due alleducatori saranno in settembre in Italia per disputare la coppa del mondo Intercampus 2009. Grazie agli aiuti di amici italiani, scuole salesiane, abbiamo potuto comprare delle buone quantità di materiale sportivo già distribuito nelle nostre realtà di Luena, Ndalatando, Dondo, Cabinda, Kala Kala. La nostra scuola di Capoeira sta crescendo, oggi è presente nella Lixeira, a San Paolo, Viana, Kala- Kala, Luena, Cacuaco. I mal di testa sono tanti, con la mobilitazione angolana, molti ragazzi che erano con noi a dicembre sono assenti ora, costretti ad andare a vivere in altre zone della città. La necessità di sopravvivere a Luanda, la città più cara del mondo, obbliga i nostri ragazzi a studiare e lavorare per pagarsi i studi, con difficoltà serie per seguire altre attività, come il volontariato, ma la maggior parte con grandi sacrifici personali s'impegnano mettendosi al servizio degli altri. Una delle case che sta facendo davvero degli sforzi per migliorarsi è la casa di Dondo, la quale oggi conta 24 squadre di calcio a 5: dai 10 ai 16 anni, maschili e femminili, e con tre squadre di basket. Speriamo di poter portare anche lì Capoeira e Pallamano. É importante per noi vedere i nostri bambini e adolescenti impegnarsi nello sport, significa non stare in strada. La scorsa settimana per l'ennesima volta (quando sarà l'ultima) mi è stato presentato il caso di una bambina di 13 anni incinta. Il padre... chi sa chi è. Luanda continua ad essere una città orrorifica e pericolosa, il riuscire a tenere i ragazzi in ambienti eduativi comporta salvare vite, creare personalità che sappiano rispondere alle negatività di questa disastrata società, rinforzare caratteri. Molti non capiscono il valore dello sport come mezzo d'inclusione sociale, vorrei fargli vedere i piccoli miracoli ai quali assistiamo nei nostri campi, ambienti. Oggi uno dei nostri educatori, istruttore di Capoeira, non solo sta guadagnando il suo quotidiano per mezzo di questo sport, ma ha potuto iscriversi all'università, uscire fuori dalla favelas, sta costruendo il suo futuro. Vorrei avere più tempo per poter perfezionare questo progetto e trovare fondi per borse studio che permettano a molti dei giovani che s'impegnano con noi a cambiare questa società egoista e nuclearizzata, speriamo in futuro. Colgo l'occasione per ringraziare ancora quanti generosamente ci hanno aiutato con le loro generose offerte. Grazie a nome delle centinaia di ragazzi che faticosamente accompagniamo e teniamo lontani dai pericoli anche grazie allo sport, vissuto come strumento educativo. April, 2009 Mamme presenza di Dio Domenica mi trovavo a dare una formazione ad un gruppo di giovani adulti. È stato un momento particolarmente bello, parlavamo dell'amore, di come Dio ci ama nella triplice dimensione dell'agape, dell'eros, della filia. Mentre parlavamo, ci confrontavamo il mio sguardo è stato catturato da un'immagine: una giovane mamma teneva davanti a se, sul piccolo tavolo, la sua figlia. Una bambina di forse un'anno, un bambolotto nero con un vestitino rosa. La teneva vicina a sé con una tenerezza infinita, che sono una mamma sa dare. Una tenerezza sicura, protettiva. Volevo spiegare l'amore caritativo, che nulla desidera in cambio, e per spiegarlo ho scelto di descrivere l'immagine che si stava “raccontando” davanti a me. Tra ieri e oggi, quest'immagine inconsciamente ha continuato a “farsi presente a me”, e lo ha fatto evolvendosi in qualche modo. L'evoluzione dell'immagine mi ha portato a cercare nei miei ricordi altri gesti caritativi, profondamente immersi nelle dimensioni dell'amore. Li ho cercati e ne ho trovati tanti. Mi sono fermato poi a riflettere su tali gesti vissuti in situazioni di estremo disagio, come la vita in Angola, in particolare nelle favelas o nei bairros fuori la città, luoghi spesso di estrema povertà. L'amore di fatto è la prova della presenza di Dio per me. Il vederlo agire, crescere, svilupparsi in situazioni di estremo disagio, a volte di terribile sconforto, mi solleva, mi incoraggia. In questi giorni siamo investiti da una terribile ondata di violenza. Le ragazze dell'area più vicina alla Lixeira e Mota hanno terrore a muoversi da sole verso le 17.00, le violenze carnali sono quotidiane. Di nuovo abbiamo notizie di ragazzi “malviventi” uccisi in casa. Dopo le ultime piogge abbiamo situazioni di disagio igienico spaventose, che aspettano di trovare soluzione nel caldo, che deve seccare le pozze putride e stagnanti, ed il fango, fusione di rifiuti e pioggia. In tutto questo vedo gesti d'amore, attenzioni che parlano di felicità e desiderio di “bene” che non è il benessere materialista, ma il “bene” che si augura e si trova nella sfera affettiva, nella speranza. Penso alla mamma che seduta a gambe incrociate sotto un arbusto, con un panno a far obra, pulisce il pesce pescato dal marito o dal compagno. Lei è seduta lì, con una tinozza di plastica piena di pesce. In mano un coltellaccio vecchio e usurato, con il quale pulire dalle sue scaglie il pesce. Le sue mani sono callose e d abituate ad un duro lavoro. Al suo fianco un'altra donna, nella stessa situazione. Due giovani donne di 16-17 anni. In mezzo a loro due bambine di due o tre anni, “minha bebè”, la mia figlioletta mi dice. La bambina trotterella un poco lontana, si avvicina alla riva del fiume, la mamma assorta nella scherzosa chiaccherata con me, improvvisamente scatta, si alza e va a riprendere la sua figliola, e la bacia e delicatamente la riporta all'ombra del panno, sull'arbusto, sotto un sole cocente in una situazione che in occidente richiederebbe un'assistente sociale. Osservo tutto questo, registro i colori, gli odori. La cosa che mi rimane in mente, impressa, è l'affetto di questa giovane, resa donna troppo presto, l'amore con il quale dona sicurezza e affetto alla sua “bebè”. Ripenso alla mamma incontrata in strada, con la sua bambina piangente in braccio, al commento di un giovane: “donna ma cosa ha tua figlia?” e alla risposta data con una estrema dolcezza “conosco mia figlia, sta fingendo, non vuole andare alla creche (asilo)”. Dialogo svoltosi in strada, una strada maleodorante, nella quale camminare è un'impresa in quanto devi districarti tra una pozza di acqua sudicia, fetida e verde e pezzetti di residui di asfalto e fango rosso-verdastro, con i soliti Kandongheiros che impazzano nelle loro corse, spesso nn curandosi troppo delle buche piene di acqua sporca. Sono profondamente innamorato delle mamme angolane, del loro amare con profondo affetto i bambini, della loro capacità di educarli in situazioni assurde e terrificanti. Il loro amore materno, colmo di speranza mi richiama alla mente il profeta Oseia, il suo amare nonostante tutto. Mi fanno pensare all'amore erotico e carnale del Cantico dei Cantici. Mi fanno risuonare nel cuore le parole dolci di Gesù alla Samaritana. Queste donne mi parlano di Dio, di speranza, di futuro. Sinceramente mi danno forza per non pensare alle cose che non funzionano e chissà se funzioneranno un giorno, alle brutture della società angolana e al neocolonialismo economico che giorno dopo giorno ci dissangua. In tutto questo guardo queste mamme e trovo sollievo, e mi dico grazie Signore per avermi portato qui. Buona giornata a tutti. Stefano April, 2009 Eternit![]() ![]() ![]() La giustizia, bene per alcuni, diritto per pochi, luogo di esclusione per molti.Spesso quando mi soffermo a leggere le notizie provenienti dall'Europa provo sentimenti di stupore, indignazione, rabbia. Tali stati d'animo sono dovuti a molti motivi i quali trovano una denominazione comune in questa parola: ingiustizia. In Europa si discute di crisi (e fate bene a farlo), di tante cose, ma sempre com parametri esclusivisti, che riguardano il vostro mondo e di “striscio” come dicono a Roma, il resto del mondo, in particolare il mio, il terzo e quarto mondo. In Europa discutete sul problema inquinamento, sulle automobili troppo vecchie ed inquinanti (grazie a Dio che lo fate), quindi legge ad hoc per risolvere il problema, finanziamenti per le auto nuove, e le vecchie? Le vecchie, quelle inquinanti, vengono da noi! Sembra che un'auto che invecchia in Europa ringiovanisca attraverso il viaggio che la porta in Angola e reggetevi forte, che questa diventi ecologica nel momento in cui è venduta ad un africano, infatti il problema dell'inquinamento quando viene venduta a quest'ultimo non esiste più! Miracoli del tempo presente! Qui in basso, incollo alcuni stralci, informazioni sul “processo Eternit” che si sta svolgendo in Italia, vi allego giusto due foto per mostrarvi come l'Eternit proibito in Europa sia stato venduto in Africa. E noi? Non ci ammaliamo di mesotelioma (il tumore della pleura selettivamente indotto dall'amianto)? Questo eternit venduto in Africa há forse subito lo stesso trattamento miracoloso delle auto europee e asiatiche (inquinanti fuori dall'Africa, buone in Africa)? Anche qui assistiamo all'ennesima ingiustizia nei confronti di questo continente, usato come discarica dal resto del mondo, una discarica che produce però redditi altissimi. “Duecentosettanta. È il numero delle persone, provenienti da molte regioni, che si sono presentate al Palazzo di giustizia di Torino per costituirsi parte civile nell'udienza preliminare per i morti d'amianto negli stabilimenti italiani della Eternit. Le persone offese, contemplate nel capo d'accusa, sono 2.889: lavoratori uccisi dall'amianto dal 1983 ad oggi. Gli imputati sono gli ex vertici della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il barone belga Jean Louis De Cartier, 88 anni: devono rispondere di disastro doloso. «PROCESSO STORICO» - Da Casale Monferrato, dove c'è stato il maggior numero di decessi, sono arrivati sette pullman carichi di persone. Un altro bus ha portato a Torino 27 residenti a Rubiera (Reggio Emilia), dove c'era un'altra sede della multinazionale. Almeno altre 500 persone si sono radunate davanti a Palazzo di giustizia e hanno promosso un presidio, cui partecipa anche la Cgil. Molti sono arrivati dalla Francia in rappresentanza dell'Andeva (Associazione nazionale delle vittime transalpine dell'amianto), altri da Svizzera e Belgio. In un palco allestito dalla Cgil sono intervenuti comitati, sindacalisti, amministratori. «Il vostro processo è storico - ha detto Alain Guerif, presidente dell'Andeva -. Ed è un monito per tutta l'Europa». Tra il pubblico Antonino Saitta, presidente della Provincia, Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo della Thyssenkrupp (insieme ad altri ex colleghi) e oggi deputato del Pd e Vittorio Agnoletto, europarlamentare. Il Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) ha recentemente calcolato che il tasso di incidenza dei mesoteliomi è di circa 3,5 casi ogni 100mila abitanti negli uomini e di un caso ogni 100mila abitanti nelle donne. Da questi dati emerge che il mesotelioma (il tumore della pleura selettivamente indotto dall'amianto) colpisce in Italia complessivamente circa 1.350 persone l'anno. Inoltre l'inalazione di fibre aerodisperse di amianto è anche responsabile di un numero rilevante di casi di tumore del polmone, della laringe, dell'esofago e di decessi per asbestosi.” Noi non possiamo neanche inviarli i nostri malati, non sanno di esserlo, forse lo scopriranno tra qualche anno. Non possono curarsi una malaria a volte, immaginate fare esami specifici che scoprano il mesotelioma. Le coperture in eternit qui sono normali, sono tantissime e le trovate ovunque. Chi le ha fatte arrivare? Chi ci ha guadagnato? La nostra povertà economica, la nostra fragilità sui diritti umani ci impedisce di poter fare prevenzione, denuncia, e dare assistenza a chi si trova in questa situazione. Personalmente mi sento impotente ed indignato ogni qual volta trovo una copertura in eternit, la quale è costata molti dollari a coloro che l'hanno comprata, prezzi superiori a quelli europei. Profitti immensi per i soliti noti occidentali. Denaro insanguinato due volte: per il sangue europeo ed ora per quello africano. Noi però siamo “silenziati”, eppure non sono l'unico europeo presente in Africa ed in Angola. L'ONU c'è, l'Unicef c'è, ci sono tutti credetemi, e tutti in silenzioso (comodo) silenzio. Riflessione stupida di un missionario indignato. Stefano. March, 2009 Il Papa a casa nostraLuanda 23 de Março 2009 Salve cari amici, dopo tanto silenzio, figlio della mia visita in Italia torno a raccontarvi qualcosa. Per prima cosa vorrei ringraziare tutti gli amici che ho incontrato per il meraviglioso affetto che mi hanno donato e chiedere scusa a tutti coloro che purtroppo non ho potuto vedere. Il mio “periodo di riposo” infelicemente è stato molto movimentato e davvero non sono riuscito a vedere tutti voi, scusatemi. Il mio ritorno a Luanda è stato allo stesso modo "movimentato", al di là del fatto che i miei bagagli sono arrivati solo dopo tre giorni, il gran dinamismo è stato dato dalla visita del Papa al nostro paese. Mi è stato chiesto di mettermi al servizio del MJS (Movimento Giovanile Salesiano) appoggiando in maniera particolare le attività dei ragazzi provenienti da tutta l'Angola Salesiana. I nostri ragazzi erano più di 1000 e sono stati ospitati lungo le varie attività (1° giorno riflessioni e preghiere, 2° giorno accoglienza del Papa, meditazioni e confessione, processione attraverso parte della città; 3° giorno messa nella nostra Parrocchia di san Paolo, pomeriggio festa culturale nello stadio dos Coqueiros; 4° giorno messa nella pianura della Cimangola, più di 1000.000 di persone) presso la nostra casa della Lixeira e la parrocchia di San Paolo. I nostri giovani erano carichi di gioia e aspettative per questo incontro. Difficilmente potrete comprendere quanto sia profonda la frase che più spesso loro e il popolo ha pronunciato: “il nostro papà è venuto a visitarci”. “visitare” è un qualcosa d'importante in Angola. Si visita colui che si vuole incontrare e costui visita coloro che desiderano accoglierlo ed incontrarlo. La visita è un momento d'intimità familiare. Non tutti si accolgono in casa, ed alcuni sono un onore per la propria casa così come ci si sente onorati da un invito vistare una casa. I ragazzi stavano aspettando il papà che tornava, e Bento XVI è stato davvero papà, in tanti piccoli gesti di profonda amicizia. Rispondeva com il sorriso alle grida, com i gesti. Un ragazzo è rimasto colpito dall'abbassare i vestri della papamobile per salutare: nessun ministro, presidente in visita al paese lo ha mai fatto. Molti bianchi hanno paura di abbassare i finestrini nella città. Questo ragazzo ha commentato tantissimo questo episodio. Fuori dalla nunziatura si è soffermato a parlare con il popolo, ha parlato in portoghese. Al suo arrivo una scout ha perso il cappello, lo ha raccolto e gli lo ha posto sul capo. Forse sono cose stupide, ma sono le cose che il popolo ha visto e commentato: la sua grande semplicità e il suo profondo desiderio di “incontrare la gente”. Dopo la messa a San Paolo è entrato nel nostro cortile (vi erano 2000 persone, le quali avevano partecipato alla santa Eucarestia con l'aiuto di uno schermo gigante, fuori ve ne erano altrettante con un altro schermo), ha benedetto la folla e salutato e benedetto bambini esposti al suo passaggio dalle mamme. Mi ha colpito nei contenuti delle sue omelie, messaggi: solidarietà per costruire una società dopo le rovine della guerra; ricostruzione dell'Africa con gli africani; pericolosità sociale delle sette, fondamentale presenza della donna nella società, i giovani devono essere capaci di criticare e sono loro il futuro. Mi ha profondamente colpito il suo desiderio di incontare le donne: esse qui in Angola hanno un ruolo importantissimo nella chiesa, gli è stato riconosciuto. Abbiamo un gruppo chiamato PROMAICA, si occupano nella chiesa dello sviluppo della donna, il Papa le ha volute incontrare ed un pomeriggio è stato solo per e con loro. Il popolo ovunque chiedeva di benedire l'Angola, tutti gli gridavano “ sei nostro amico e noi stiamo con te”. Credo che l'accoglienza che ha ricevuto, l'affetto che gli è stato donato non sarà dimenticato velocemente. Mi ha colpito la presa di posizione netta e chiara sui problemi organizzativi che hanno causato dei morti e molti feriti, la visita del Cardinale Bertone all'ospedale, cosa che ha costretto i mass media e dover parlare di quanto accaduto. Vorrei dirvi altre cose ma il tempo corre ed i devo correre. Aspettavo molto dalla visita del Papa, sono soddisfatto di quanto ha detto e fatto e lo ringrazio. Per chi volesse approfondire consiglio di leggere gli articoli con i discorsi integrali su www.zenit.org. A presto le foto sul mio blog, ancora non ho recuperato la mia macchina. Un saluto a tutti e Mama Muxima vi benedica. January, 2009 elecubrazioni...Carsoli 14 01 2009
Salve cari amici, oggi ho il desiderio di condividere con voi qualche idea, poche e superficiali, ma la mia logorrea letteraria ogni tanto deve pur sfogarsi. Mi trovo in questo momento a Carsoli, un piccolo paesino a cavallo fra l'Abruzzo e il Lazio, non sto uscendo molto a causa del mal tempo. Vengo dalla bella esperienza del Congresso sui Diritti Umani e il Sistema Preventivo, un momento davvero intenso di riflessione. Quei pochi giorni in qualche modo stanno alimentando le mie riflessioni. Non sto, volutamente, incontrando molte persone, sto cercando di riposarmi. Tanto sonno, preghiere, letture, film (Dio benedica Sky), il mio programma in alcuni momenti è questo. In altri momenti elimino i film e le letture e vado a fare qualche visita, ad amici o al dentista (devo rimettere a posto i “pezzi usurati” del mio corpo ed ho iniziato dalla testa e dai denti...).
Un'associazione che mi sale prepotente, è la stabilità nel nostro paese, un certo ordine, una certa tranquillità. Certo c'è una reale crisi economica e ne vedo anche degli effetti, ma mi sento di affermare che l'attuale crisi italiana, le problematiche sociali dell'Italia sarebbero un bel sogno realizzato per l'altro “mio paese”. Le conquiste sociali dell'Italia sono in questo momento inimmaginabili per la mia patria africana, mi viene da sorridere quando poi penso all'Inghilterra per esempio, la quale in qualche modo ha ancora molto da insegnarci in proposito, ma raggiungere per lo meno l'Italia sarebbe bello e permettetemi, giusto.
La prima cosa che vorrei rubare al nostro paese è la nostra capacità di creare economia attraverso le piccole imprese, l'artigianato, il nostro modo di fare agricoltura, il mio sogno è quello d'incontrare delle realtà disposte ad aiutarci invinadoci degli artigiani del ferro, del legno, della terracotta, della nostra arte nei formaggi e nei salumi, nell'agricoltura. Persone che vengano da noi anche per breve periodi, tre mesi per esempio, e che possano aiutare la nostra gente ad apprendere. Credo che tali piccoli aiuti farebbero molto più di 1000 negozi equo e solidali. Probabilmente si solidarizzerebbe l'affetto, le culture, e quindi l'economia. Sarebbe bello incontrare qualcuno disposto a condividere lo stesso sogno, chissà che non accada?
Penso a persone in pensione, con competenze pratiche, non teoriche. Penso a persone come mio padre, capaci di creare lavoro da un pezzo di terra, sia nel campo agricolo o della floricultura, purtroppo ancora non riesco a farlo venire, ma tenterò ancora. Penso ad un pensionato umbro, capace di fare salumi da un buon maiale, o formaggio da una simpatica capretta. Sogno la produzione di questi prodotti e la loro vendita nei carissimi supermercati di Luanda, sarebbe bello mangiare un pecorino made in Calulo :). Mi vengono in mente capaci bergamaschi che ho conosciuto, disposto a fermarsi tre mesi e ad insegnare “muratura”, o amici abbruzzesi capaci di lavorare magistralmente il ferro, in modo industriale o artistico, con una preferenza per la seconda. Penso e sogno tanti nostri giovani e adulti con la possibilità di apprendere, e chissà che fra qualche anno non si possa sognare una provincia angolana che cammina sui passi della meravigliosa provincia italiana, la vera ricchezza del “mio paese europeo”?
Mi fermo ad osservare i figli dei miei amici andare in palestra, a scuola, a corsi di calcio o volley e penso ai nostri giovani del Polidesportivo Dom Bosco. Penso all'empowerment delle donne, quindi alla possibilità che ha mia sorella di pretendere dai suoi fratelli di cucinare, aiutare in casa, o alle bambine che praticano sport. Poi penso alle mie bambine del calcio di San Paolo, che a volte arrivano tardissimo agli allenamenti, e stanchissime, perchè dopo la scuola, dopo essersi alzate presto, hanno docuti sbrigare le faccende di casa. Penso al fatto che le persone devono godere di pari opportunità , che le opportunità devono essere assicurate anche alle generazioni future , che lo sviluppo deve essere compiuto dalla gente non solo per la gente.
Se penso a tutto questo mi viene forte il desiderio d'incontrare tanti italiani che siano disposti a donare un poco del loro saper fare, non tanto un poco del loro denaro e che magari questi rinunciano alle settimane bianche proposte dalla pubblicità quando sono arrivato, e quindi vengano a passare un tempo da noi. Qualche mio amico in effetti mi dice che penso troppo... Vi ringrazio di aver ascoltato questi pensieri disordinati, spero di poterne condividere altri più ordinati prossimamente.
Stefano
January, 2009 Diritti Umani terza giornata “Jefry e la valigia dei diritti umani” è stato il video che ha
introdotto la giornata di domenica 4 gennaio del Congresso
Internazionale “Sistema Preventivo e Diritti Umani”, in corso presso il Salesianum di Roma.
Il video è stato accompagnato dal commento di don Juan Linares, salesiano direttore di “Muchachos y Muchachas con Don Bosco” della Repubblica Dominicana, a cui ha fatto seguito il “Filo Rosso” condotto da don Fabio Attard e da Carla Carazzone. In questa giornata presente in aula anche madre Yvonne Reungoat, Superiora Generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e alcune rappresentanti del suo consiglio. I lavori in aula sono stati preceduti dal messaggio di saluto e incoraggiamento di Giovanni Maria Flick, Presidente della Corte Costituzionale Italiana ed ex-allievo salesiano. Nel rivolgersi ai partecipanti ha invitato a prestare attenzione –nell’adoperarsi per la salvaguardia dei Diritti Umani- ad ogni rischio di concettualizzazione e teorizzazione pur nella necessità dell’opera di studiosi e tecnici del diritto. Inoltre il Presidente della Corte Costituzionale ha evidenziato come alla base vi sia il riconoscimento della pari dignità umana: “La dignità è legata all’eguaglianza. Siamo tutti uguali, pur essendo tutti diversi e pur avendo tutti il diritto alla nostra diversità e alla nostra identità. Penso al metodo di Don Bosco come all’emblema e modello per evitare sia un’assimilazione forzata in cui tutti devono essere forzatamente uguali, sia un’emarginazione di coloro che sono diversi”. Successivamente sono state presentate le due relazioni principali della giornata, entrambe moderate dal prof. Antonio Papisca, titolare della Cattedra UNESCO per i Diritti Umani e direttore del Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi su diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova. Il primo intervento della mattinata è stato quello del Prof. Vernor Muñoz Villalobos, Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto all’Educazione. Attingendo alla propria esperienza personale e professionale, Muñoz ha sottolineato la relazione tra sviluppo umano, sociale e culturale e le capacità informativa e di condivisione delle conoscenze. Da quanto lui ha indicato, quello dei Diritti Umani non risulta, così, un ambito oscuro di discussione, ma un terreno in cui apprendere e vivere costituiscono un unico processo riconducibile alla educazione. L’educazione va quindi promossa come diritto fondamentale per costruire cittadinanze attive, inclusive, responsabili e autonome. Ha concluso i lavori in aula la relazione “I Diritti Umani alla luce del Sistema Preventivo” di don Pascual Chávez, Rettor Maggiore dei Salesiani. Don Chávez ha richiamato ancora una volta l’attuale emergenza educativa segnalata da Papa Benedetto XVI, soffermandosi poi sulle caratteristiche del Sistema Preventivo di Don Bosco. Tra i tratti caratteristici della originale visione educativa di Don Bosco, il Rettor Maggiore ha citato la centralità e il protagonismo dei giovani, la cultura della preventività, l’esperienza comunitaria, un modo di educare secondo un progetto integrale, che parte da una visione cristiana della persona e della vita e che riesce a proiettarsi nella società. “Davanti a questa emergenza educativa noi Salesiani – ha aggiunto don Chávez- siamo portatori di un carisma pedagogico che è più attuale e necessario che mai: il Sistema Preventivo di Don Bosco. Questo è il nostro tesoro, l’apporto che siamo chiamati a dare ai giovani e alla società odierna, la nostra profezia. Vorrei ora attirare la vostra attenzione sul bisogno di rinnovare il Sistema Preventivo di Don Bosco in stretto collegamento con la promozione e difesa dei Diritti Umani, in particolare dei diritti dei minori, come proposta educativa capace di generare cultura e di porre la società in stato di educazione”. Mentre si concludeva il lavoro del mattino, in Piazza San Pietro Papa Benedetto XVI, dopo il suo messaggio domenicale e la preghiera dell’Angelus, ha fatto riferimento al Congresso, incoraggiando i partecipanti nei loro rispettivi ambiti di promozione e tutela dei Diritti Umani, saluto che i convegnisti hanno ascoltato e visto nello schermo dell’Aula Magna. Lo stesso Rettor Maggiore ha commentato il messaggio del Pontefice per la TV Italiana nel corso della emissione “A sua immagine” di Rai 1, trasmessa in diretta dallo stesso Salesianum. Nella emissione sono stati intervistati inoltre alcuni dei partecipanti del congresso. Nel pomeriggio si sono continuati i lavori di gruppo per tornare successivamente all’Aula Magna, dove ha avuto luogo un interessante momento di dialogo tra i due relatori della mattina e i partecipanti. In serata, dopo la Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Francesco Cereda, Consigliere per la Formazione, i partecipanti sono stati ospiti di Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio presso il Palazzo Rospigliosi. Diritti Umani seconda giornata I partecipanti al congresso internazionale “Sistema Preventivo e
Diritti Umani”, promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile
salesiana e organizzato dal Volontariato Internazionale per lo
Sviluppo, in corso a Roma dal 2 al 6 gennaio, esprimono la propria
solidarietà con il Sommo Pontefice che ieri, 4 gennaio, ha rivolto un
appello ai patriarchi e ai capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme.
Il messaggio esprime anche la consapevolezza che nel perdurare della crisi nella striscia di Gaza e delle altre in corso in diversi paesi del mondo, le prime vittime sono i più deboli ai quali vengono negati i fondamentali diritti della persona umana. “Questi primi giorni dell’anno sono purtroppo segnati dalla violenza che ancora una volta si è scatenata nella terra dove è nato Gesù. Ci uniamo ai patriarchi e ai capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme che hanno invitato oggi i fedeli a pregare per la fine del conflitto nella Striscia di Gaza, implorando giustizia e pace per la loro terra. Ci uniamo alle parole del Papa che all’Angelus di ieri ha implorato israeliani e palestinesi a porre immediata fine al tragico conflitto e ha chiesto giustizia e pace per la Terra Santa e per le popolazioni civili innocenti ancora una volta vittime dell`odio e della guerra, che non sono la soluzione dei problemi. Fermatevi subito, fermatevi tutti! Auspichiamo che la comunità internazionale intervenga con coraggio perché si ponga fine ad ogni azione violenta e riprenda la via del dialogo, affinché ogni individuo abbia “diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” (art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Come Famiglia Salesiana rinnoviamo il nostro impegno educativo ad operare per la promozione e la difesa dei diritti umani di tutti, per la formazione integrale dei giovani specialmente i più poveri, per la costruzione di una società più giusta e pacifica. Ci impegniamo ad essere sempre e dovunque operatori di pace, attraverso il nostro impegno quotidiano insieme ai tanti ragazzi e giovani con cui camminiamo ogni giorno. Invochiamo da Dio il grande dono della pace, perché sostenga e accompagni gli sforzi di tutti gli uomini e le donne di buona volontà”. January, 2009 Congresso salesiano sui Diritti Umani e il Sistema Preventivo. Ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di ieri, 2 gennaio, il Congresso Internazionale “Sistema Preventivo e Diritti Umani”,
iniziativa promossa dal Dicastero per la Pastorale della Congregazione
Salesiana la cui organizzazione è stata affidata al Volontariato
Internazionale per lo Sviluppo.
Il lungo percorso di preparazione, avviato circa 1 anno fa, si è concluso con il messaggio inaugurale tenuto da don Fabio Attard, Consigliere per la Pastorale Giovanile, presso l’Aula Magna del Salesianum di Roma, sede del congresso. Nel introdurre i lavori, che si concluderanno martedì 6 gennaio, don Attard ha voluto ricordare ai circa 350 presenti quanto sia importante per i Salesiani e per la Famiglia Salesiana riflettere sull’esperienza educativa “perché ci sentiamo veramente come una comunità che non può tirarsi indietro davanti alle sfide educative”. Successivamente, il Consigliere per la Pastorale Giovanile ha richiamato le diverse motivazioni di carattere carismatico, ecclesiale e sociale, che fanno da fondamento al Congresso. Per questo ha ricordato l’appello di Papa Benedetto XVI sull’attuale emergenza educativa e l’invito del Rettor Maggiore, nella sua Strenna per il 2008, ad “educare con il cuore di Don Bosco”, che si concretizza anche nella promozione e tutela dei diritti dei giovani. In occasione del Congresso, l’On. Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana, ha inviato un messaggio di adesione congratulandosi per l’iniziativa. Nel testo il Ministro ha ricordato la figura di Don Bosco come “il più illuminato precursore di chiunque abbia avuto a cuore i diritti umani e in particolar modo quelli dell’infanzia”. Ha ricordato i “tanti, tantissimi salesiani che quotidianamente sono impegnati per i diritti dei bambini e degli adolescenti, per dare loro dignità e voce, per rompere l’odioso nodo tra povertà e violazioni di diritti umani, giunga il mio affettuoso ringraziamento e la promessa, quale ministro della Repubblica, di essere sempre in ascolto e in loro affettuoso soccorso”. Ha fatto seguito al saluto di don Attard la relazione “I diritti umani come via efficace della missione educativa salesiana” di don Vito Orlando, professore ordinario di Pedagogia sociale, Vice Rettore e Direttore dell’Istituto di Metodologia Pedagogica dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Nel suo intervento don Orlando ha presentato i risultati di una ricerca fatta tra i salesiani che hanno partecipato nel Capitolo Generale 26 della Congregazione Salesiana, celebrato tra febbraio e aprile 2008, sulla realtà dell’emarginazione e dei ragazzi di strada. L’ultima relazione della giornata è stata quella di Gianmarco Schiesaro, responsabile VIS online e del portale donbosco-humarights.org e del Centro di Formazione per lo Svilupo Umano, dal titolo “Un portale per il Sistema Preventivo e i Diritti Umani”. Il sig. Schiesaro ha quindi presentato ai partecipanti al congresso il “dietro le quinte” del portale creato appositamente per questo congresso e dove chi sia interessato troverà i documenti delle relazioni e altre informazioni utili. Ha concluso la giornata sr. Adair Aparecida Sberga, Figlia di Maria Ausiliatrice e metodologa, che ha spiegato ai partecipanti la metodologia per i lavori di gruppo, avviando lei stessa la prima seduta di lavoro. Tratto da: http://www.donbosco-humanrights.org/dh/j/index.php?option=com_comprofiler&task=registers Siamo nel secondo giorno di lavoro al congresso sui Diritti Umani December, 2008 INTERCAMPUS ANGOLASalve cari amici, vi voglio raccontare la piccola grande bella esperienza appena conclusa. Tempo fa vi parlai di una collaborazione tra il Polidesportivo Dom Bosco e l'Intercampus ( Internazionale FC). Abbiamo vissuto dal 21 al 30 di Novembre il I INTERCAMPUS ANGOLA. Di cosa si è trattato? Da Milano sono venuti un dirigente dell'INTERCAMPUS, Massimo Seregni, ed un allenatore dell'Inter, Alberto Giacomini. Ci siamo trasferiti da Luanda nella casa Domenico Savio, nella vicina Viana con loro e 80 bambini di un'et+a compresa tra i 9 e 12 anni, più 14 alleducadori, 2 animatori di oratorio. Cosa abbiamo fatto? Gli alleducatori un corso intensivo (mattina teoria, pomeriggio pratica) sulle seguenti tematiche: * L’ALLENAMENTO NEL SETTORE GIOVANILE * L’allenatore: insegnante ed educatore * Calcio ed educazione * Allenare = educare? * Perché Allenare = educare? * Due modelli di allenatore * L’ALLENAMENTO * Organizzazione della seduta * Obiettivi dell’allenamento I bambini nel frattempo hanno svolto le attività tipiche dei nostri campi estivi, con all'interno il Primo torneo INtercampus Angola. Il corso non è stato semplice ma ci ha aiutati a migliorare la qualità dei nostri alleducatori mostrando senza pietà, ancora una volta tutti i limiti dell'insegnamento scolastico angolano, ancora gravemente insufficiente. La capacità di concentrazione e di attenzione dei nostri ragazzi infatti è spesso molto bassa, così come il livello culturale deve ancora crescere molto. L'allenatore Alberto è stato molto bravo ad accompagnare i ragazzi, e salesianamente si è adattato e partendo da dove loro si trovano, ha tentato di farli crescere. Il test finale è stato impietoso, su 14 solo 4 lo hanno superato, ma lo avevamo calcolato. Durante l'anno avranno corsi supplementari per assimilare al meglio i contenuti del corso. Elemento molto positivo è venuto dalle iniziali difficoltà di relazione fra i bambini venuti dalla Lixeira e quelli di San Paolo. Il diverso ceto sociale si è fatto presente, ma con gli sforzi di tutti alla fine dell'accampamento è stato felicemente superato. Per noi lo sport è un mezzo d'inclusione sociale e siamo felici di averne verificato ancora una volta il valore e l'efficacia. I vari momenti formativi (teatro, incontri, film) hanno fatto si che i bambini riflettessero sull'importanza dell'incontrarsi, dello stare insieme e non tanto di quello che si possiede o di dove si vive. Il prossimo appuntamento con il Polidesportivo sarà il 19 di Dicembre, chiuderemo l'anno con una festa sportiva nella Lixeira. October, 2008 speranzaSperanza.
“Speranza” è una parola usata spesso, a volte com certezza è una parola abusata, usata inapropriamente. Viviamo in tempi difficili, in Africa come nell'opulento occidente. In questi tempi sperare non è facile, sembra quasi che si faccia fatica a sperare. Penso a diverse nazioni occidentali con un altissimo numero di suicidi: la presenza non della speranza ma della disperazione. Io e tanti altri come me, viviamo con un “difetto di fabbrica”: speriamo. Amo definirmi un uomo di speranza e questa mia speranza ha solide basi: Dio.
L'indimenticato frère Roger lo ricorda: «La sorgente della speranza è in Dio, che non può che amare e che instancabilmente ci cerca». Nelle Scritture ebraiche, questa Sorgente misteriosa della vita che noi chiamiamo Dio si fa conoscere perché chiama gli esseri umani a entrare in una relazione con lui: stabilisce un’alleanza con loro. La Bibbia definisce le caratteristiche del Dio dell’alleanza con due parole ebraiche: hesed e emet (Esodo 34,6; Salmi 25,10; 40,11-12; 85,11). Generalmente, si traducono con «amore» e «fedeltà». Dapprima ci dicono che Dio è bontà e benevolenza senza limiti e si prende cura dei suoi, e in secondo luogo, che Dio non abbandonerà mai quelli che ha chiamati ad entrare nella sua comunione.
Ecco la sorgente della speranza biblica. Se Dio è buono e non cambia mai il suo atteggiamento né ci abbandona mai, allora, qualunque siano le difficoltà - se il mondo così come lo vediamo è talmente lontano dalla giustizia, dalla pace, dalla solidarietà e dalla compassione - per i credenti non è una situazione definitiva. Nella loro fede in Dio, i credenti attingono l’attesa di un mondo secondo la volontà di Dio o, in altre parole, secondo il suo amore. Nella Bibbia, questa speranza è spesso espressa con la nozione di promessa. Quando Dio entra in relazione con gli esseri umani, in generale questo va di pari passo con la promessa di una vita più grande. Ciò inizia già con la storia di Abramo: «Ti benedirò, disse Dio ad Abramo. E in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12,2-3). Vi dico questo per cercare di condividere le pazze speranze che accompagnano i nostri giorni qui in Angola, e per comprendere meglio le pazze speranze di tanti confratelli salesiani in Italia per esempio. Io credo nella promessa di Dio e mi metto a disposizione per cercare di realizzarla qui ed ora. In questi giorni ho molte speranza che mi danno grattacapi, sorrisi e gioie. La speranza in molti giovani della mia parrocchia, risorse che Gesù mi ha fatto incontrare e che potranno essere suoi utili strumenti per la realizzazione del Regno di Dio, che detto in altre parole è il bene comune. Molti di loro, una quindicina circa, potranno mettersi al servizio del bene non solo come volontari. Con progetti diversi sono (grazie all'aiuto di tanti amici) riuscito a trovare del denaro da poter investire in piccoli stipendi: alcuni saranno alleducatori e responsabili di diversi nuclei nel Polidesportivo Dom Bosco. Altri lavoreranno per un progetto sulla Dottrina Sociale della Chiesa (in specifico area diritti umani), di cui voglio parlarvi oggi.
I nostri giovani comprendono il significato della parola speranza. È un significato che hanno compreso in 30 anni di guerra civile. Sono nati sotto le bombe, tra violenze indicibili e non denunciate come è accaduto in altre partio del mondo. Oggi continuano a vivere in una società violentissima, orrorifica e inumana. Vuoi studiare? Paga la tangente. Ti ferma la polizia, sei in regola? Non fa nulla se vuoi andare via paga la tangente. Vai a ritirare un documento, lo vuoi? Paga la tangente. Devi andare al lavoro, pochi “kandongeiros” (taxi), paga la tangente, cioè il doppio del biglietto per salire. Hai pagato la tangente per entrare a scuola, si arriva agli esami, all'esame finale: o si paga altro o arriveranno problemi. In tutto questo l'insicurezza sociale data dal banditismo, in qualsiasi momento ti possono attaccare per derubarti: ora quello che hai addosso, ora la macchina stessa. In un quotidiano così i nostri giovani sperano, non per le promesse del governo, ma per la certezza di un Dio che li ama e che non li lascia soli. Nel nostro progetto abbiamo inserito un piccolo aiuto: una sala di informatica. A che serve? Li aiuta? Si! I libri qui costano cifre assurde, mezzo stipendio di molti. Oggi su internet è possibile scaricare libri, studiare, fare ricerche serie (non copia incolla). Esiste una realtà chiamata OPEN SOURCE che permetto un accesso libero e democratico a delle risorse informatiche come programmi e sistemi operativi, di alta qualità e a costo zero. Con queste risorse open source è possibile migliorare il proprio studio, il proprio livello. Si possono utilizzare programmi uguali a coral draw, o fotoshop (grafica) completamente legali e gratuiti. Si possono utilizzare programmi come autocad legali e gratuiti. L'intero pacchetto office è a disposizine legalmente (basta copie pirata) e gratuitamente. Questi sistemi operativi non sono attaccati dai virus, qui significa proteggere le pennette informatiche dei nostri ragazzi, i quali spesso perdono tutto quello che hanno salvato (ho accompagnato più di un caso di tesi salvate e perdute) per colpa di virus, in un paese dove internet è un bene di lusso accessibile a pochissimi. In questa sala di informatica (si realizzerà grazie alla partecipazione alla nostra speranza del VIS e della Comunità Europea) insegneremo quindi: sistema operativo LINUX, in particolare UBUNTU. Utilizzo di programmi open source come OpenOffice, Gimp, Scribus ecc.. Faremo corsi al mattino e al pomeriggio, per poter raggiungere il maggior numero di giovani, lasciando la possibilità (legale) di copiare e distribuire tutto. Potranno fare ricerche per la scuola e per le loro attività. Sarà proibito scaricare musica, giochi o film, non rientra nelle nostre priorità. Che c'entra con la speranza? Miei cari, erano due anni che speravo di poter lavorare su questo, ed ora è possibile. Mancano ancora molte cose: dobbiamo trovare chi paghi il viaggio ad un esperto UBUNTU brasiliano, in maniera tale che possa dare un corso qui al nostro personale, il quale in seguito lo moltiplicherà. Dobbiamo trovare qui del personale qualificato che accompagni i vari corsi e segua la manutenzione della sala. Sono cose non tanto semplici qui in Angola, ma ho SPERANZA che il Signore non ci farà mancare altri aiuti, ora che il grosso lo ha fatto! Dimenticavo: qui è un problema la libera comunicazione, la trasmissione di idee e notizie. Vogliamo insegnare ai nostri ragazzi ad usare internet anche per questo: BLOG. L'idea è quella di spazi aperti dove incontrarsi e scambiarsi idee, condividere liberamente. Vi dico la mia ultima speranza: qualcuno che si aggreghi a noi e che si preoccupi di far entrare computer non di ultima generazione in Angola, a prezzi bassi (penso qualcuno che lo faccia a prezzo di costo, pc scartati in occidente per capirci), da far arrivare ai ragazzi con 200-300 USD. Questi pc con Ubuntu come sistema operativo, funzionerebbero benissimo, sarebbero veloci e quanti libri in formato pdf potrebbero ospitare, per il bene dei nostri ragazzi. Non puoi comprare il libro cartaceo, ma con una pennetta puoi salvartene uno in formato pdf e leggerlo al pc in casa. Un pc che può funzionare anche se non hai la corrente in casa, basta una batteria... e il diritto allo studio sarebbe un poco migliorato.
Continuo a SPERARE e ringrazio gli amici che lo fanno con me.
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Obrigado pela visita!
biscotti e sospettiwrote:
Sept. 18
Stefano Francesco Tolluwrote:
Lasciate un vostro messaggio. Benvenuti. Non offendetevi se ogni tanto faccio "pulizia" e riporto la pagina allo stato "originale"... è che si era allungato un casino :) Di nuovo benvenuti.
Aug. 15
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