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gennaio 2008 CuneneVi allego alcune foto scattate nella provincia di Cunene, particolarmente della città di Ondjiva. Vi ho passato una settimana per dare due corsi di catechesi ai catechisti di questa diocesi. Noi salesiani non abbiamo una missione in questa provincia, ma da tre anni rispondiamo alla necessità formativa di questo luogo offrendoci per dare questi corsi. È stata un’esperienza per me molto significativa. Ho lasciato la caotica Luanda, dove il silenzio è un illustre sconosciuto per la calma di Ondjiva, la notte era possibile ascoltare i grilli cantare! Il ritmo di vita è completamente diverso, calmo, accompagna ancora i ritmi dell’uomo. Una grande sofferenza è stata quella di constatare che ancora oggi si muore di sete. Ondjiva ha grandi difficoltà con l’acqua. La stagione delle piogge è in ritardo e nei villaggi gli anziani muoiono di sete. Altra categoria a rischio sono i bambini. Ogni giorno ho ascoltato storie raccapriccianti di vedove che vivono isolate e non hanno la forza di cercare l’acqua, al passaggio del missionario o della suora o del catechista, spesso la macabra scoperta della donna morta. Molti bambini muoiono, a volte scompaiono, in questa ricerca di una pozza d’acqua. Il colera purtroppo sta facendo la sua parte. A volte si incontra una pozza con ancora acqua, ma putrida. Non ho avuto la possibilità di vedere molte cose, sono partito purtroppo malato, con malaria e febbre tifoide (non fatemi la predica, tanto non serve) e quindi ho dovuto centellinarmi tra i due corsi che ho dato e il riposo. Sono stato ospite di una congregazione religiosa di suore, in un loro internato. Mi hanno accudito e viziato per una settimana: ci voleva!! È stato bello avere il tempo e la calma per parlare ed ascoltare, mi ha fatto bene. Il giorno prima di partire ho avuto la possibilità di fare una veloce visita. La cosa che più mi ha colpito è stato l’atteggiamento di grande rispetto dei catechisti verso un soba (capo tribù) morto suicida nel 1917, dopo essere stato tradito da una parte dei suoi vendutosi ai colonialisti portoghesi: il Soba Mandumbe. La sua tomba è costruita a forma di una corona e il davanti è composto da una foglia verde divisa in due. Non ho potuto trascrivere il nome della pianta, perdonatemi. Questa pianta è regale: alla morte del Soba si lanciano le sue foglie sulla Tomba, per tal motivo è rappresentata nel tumulo (la trovate in due foto). I catechisti mi hanno raccontato la storia di questo eroe angolano, ribelle al colonialismo portoghese fino all’ultimo respiro. Prima di andar via tutti si sono uniti in un canto di commiato al loro soba. È stato molto suggestivo ed intenso, mi ha colpito questo amore per il leader tradito e venduto. Dopo la sua morte i portoghesi decapitarono il corpo, la sua testa sembra sia a Pretoria, nel canto si pregava per la restituzione della testa, di questa offesa alla dignità di quest’uomo. Subito dopo, tornando a casa ho chiesto di poter visitare un Kimbo. Il Kimbo nel nord dell’Angola è un piccolo villaggio, o un quartiere. Nella Provincia di Cunene il Kimbo è il centro abitativo di una singola famiglia. Si possono quindi incontrare diversi kimbos uno a poca distanza dall’altro. Abbiamo visitato un kimbo di una vedova, quindi più povero rispetto agli altri e diminuito anche nel nome (perdono ho scordato il nome corretto, per non errare non lo scrivo) per l’assenza dell’uomo. Del Kimbo potete vedere le foto. Una delle capanne è la dispensa, un’altra è la cucina, un’altra è per dormire, un’altra è per parlare e ricevere visite. Vi è anche un “granaio”. La foto con un semi rettangolo in terra costituito da dei tronchi è il luogo dove il visitante attende il permesso di poter incontrare la famiglia. La notte, nella parte destra del rettangolo, siede il capofamiglia aspettando il cibo. Può essere anche il luogo della preghiera. Ci ha accolto la vedova, forse centenaria, sorridendo mi ha risposto che non ricordava quando è nata. Suo marito è morto lo scorso anno, ultracentenario. Lei viveva sola, ora suo figlio è andato a vivere nel suo Kimbo con la sua famiglia. La sua prima nuora abbandonò i due figli e il marito lo scorso anno in cerca di “fortuna”. Il confine con la Namibia è a pochi km, lì le case di prostituzione sono diffuse, come l’AIDS. La nonna parla la lingua locale, di cui io non capisco una sillaba, una catechista faceva da interprete. È stato per me uno dei momenti più significativi di questa esperienza, sin dal saluto nel quale la nonna mi chiedeva come stava la mia famiglia, i miei genitori, i miei fratelli. Se la loro e la mia salute era buona. Quando ho chiesto il permesso di poter scattare le poche foto che vedete lei ha riso: “vuole mostrare le nostre capanne di legno e paglia ai cittadini di Luanda e ai bianchi?”. No nonna, voglio raccontare che sono stato accolto con bontà e che la tua casa è organizzata meglio di molti appartamenti europei! Al momento di salire in macchina ci sono stati delle altre grida, non capivo. Una signora che non conoscevo si avvicina con un recipiente di terracotta, è la vicina. La nonna è povera non ha nulla da poter offrire al visitante. La vicina si fa carico di questo gesto e in vece della nonna mi offre una panela de barro, una padella in terracotta dove cucinano il cibo, sul carbone. Le grida erano di festa e di saluto all’ospite gradito che lasciava la casa. Vi lascio con queste grida, di festa e accoglienza. Queste parole hanno ancora un profondo significato in Angola, può essere un bene ricordarle ancora oggi nella nostra bella Europa. Ciao e buona vita gennaio 2008 MJS Angola, movimento giovanile salesiano Salve, velocemente vi scrivo due parole che spero di poter aumentare dal mio ritorno dalla regione di Cunene. Ho passato una settimana nella cittadina di Dondo con circa 200 giovani delle diverse missioni salesiane qui in Angola. Ci siamo fermati a riflettere su alcune tematiche: FAMIGLIA, DIRITTI UMANI, EDUCAZIONE ALLA VITA, POVERTA', CITTADINANZA. Su questi temi abbiamo riflettuto, pregato e per ognuno scelto un obbiettivo ed una linea d'azione da realizzare nelle nostre missioni, nel biennio 2008-2010. Alcuni esempi:
Sono stati giorni intensi, con ritmi duri (sveglia alle 05.30 e a letto alle 23.00), ma crediamo che ne raccoglieremo i frutti. La decisione comune è intendificare la formazione, fare pressione sulle istituzioni quando queste fanno orecchie da mercanti e coinvolgere i cristiani su queste problematiche: informare per agire potrebbe essere lo slogan. Le foto sono di questa nostra attività che spero di potervi raccontare con più calma. Mi preparo per partire per la regione di Cunene, nel sud dell'Angola, tornerò il 20 di gennaio. Ciao e buona vita a tutti voi. |
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