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ottobre 2008 speranzaSperanza.
“Speranza” è una parola usata spesso, a volte com certezza è una parola abusata, usata inapropriamente. Viviamo in tempi difficili, in Africa come nell'opulento occidente. In questi tempi sperare non è facile, sembra quasi che si faccia fatica a sperare. Penso a diverse nazioni occidentali con un altissimo numero di suicidi: la presenza non della speranza ma della disperazione. Io e tanti altri come me, viviamo con un “difetto di fabbrica”: speriamo. Amo definirmi un uomo di speranza e questa mia speranza ha solide basi: Dio.
L'indimenticato frère Roger lo ricorda: «La sorgente della speranza è in Dio, che non può che amare e che instancabilmente ci cerca». Nelle Scritture ebraiche, questa Sorgente misteriosa della vita che noi chiamiamo Dio si fa conoscere perché chiama gli esseri umani a entrare in una relazione con lui: stabilisce un’alleanza con loro. La Bibbia definisce le caratteristiche del Dio dell’alleanza con due parole ebraiche: hesed e emet (Esodo 34,6; Salmi 25,10; 40,11-12; 85,11). Generalmente, si traducono con «amore» e «fedeltà». Dapprima ci dicono che Dio è bontà e benevolenza senza limiti e si prende cura dei suoi, e in secondo luogo, che Dio non abbandonerà mai quelli che ha chiamati ad entrare nella sua comunione.
Ecco la sorgente della speranza biblica. Se Dio è buono e non cambia mai il suo atteggiamento né ci abbandona mai, allora, qualunque siano le difficoltà - se il mondo così come lo vediamo è talmente lontano dalla giustizia, dalla pace, dalla solidarietà e dalla compassione - per i credenti non è una situazione definitiva. Nella loro fede in Dio, i credenti attingono l’attesa di un mondo secondo la volontà di Dio o, in altre parole, secondo il suo amore. Nella Bibbia, questa speranza è spesso espressa con la nozione di promessa. Quando Dio entra in relazione con gli esseri umani, in generale questo va di pari passo con la promessa di una vita più grande. Ciò inizia già con la storia di Abramo: «Ti benedirò, disse Dio ad Abramo. E in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12,2-3). Vi dico questo per cercare di condividere le pazze speranze che accompagnano i nostri giorni qui in Angola, e per comprendere meglio le pazze speranze di tanti confratelli salesiani in Italia per esempio. Io credo nella promessa di Dio e mi metto a disposizione per cercare di realizzarla qui ed ora. In questi giorni ho molte speranza che mi danno grattacapi, sorrisi e gioie. La speranza in molti giovani della mia parrocchia, risorse che Gesù mi ha fatto incontrare e che potranno essere suoi utili strumenti per la realizzazione del Regno di Dio, che detto in altre parole è il bene comune. Molti di loro, una quindicina circa, potranno mettersi al servizio del bene non solo come volontari. Con progetti diversi sono (grazie all'aiuto di tanti amici) riuscito a trovare del denaro da poter investire in piccoli stipendi: alcuni saranno alleducatori e responsabili di diversi nuclei nel Polidesportivo Dom Bosco. Altri lavoreranno per un progetto sulla Dottrina Sociale della Chiesa (in specifico area diritti umani), di cui voglio parlarvi oggi.
I nostri giovani comprendono il significato della parola speranza. È un significato che hanno compreso in 30 anni di guerra civile. Sono nati sotto le bombe, tra violenze indicibili e non denunciate come è accaduto in altre partio del mondo. Oggi continuano a vivere in una società violentissima, orrorifica e inumana. Vuoi studiare? Paga la tangente. Ti ferma la polizia, sei in regola? Non fa nulla se vuoi andare via paga la tangente. Vai a ritirare un documento, lo vuoi? Paga la tangente. Devi andare al lavoro, pochi “kandongeiros” (taxi), paga la tangente, cioè il doppio del biglietto per salire. Hai pagato la tangente per entrare a scuola, si arriva agli esami, all'esame finale: o si paga altro o arriveranno problemi. In tutto questo l'insicurezza sociale data dal banditismo, in qualsiasi momento ti possono attaccare per derubarti: ora quello che hai addosso, ora la macchina stessa. In un quotidiano così i nostri giovani sperano, non per le promesse del governo, ma per la certezza di un Dio che li ama e che non li lascia soli. Nel nostro progetto abbiamo inserito un piccolo aiuto: una sala di informatica. A che serve? Li aiuta? Si! I libri qui costano cifre assurde, mezzo stipendio di molti. Oggi su internet è possibile scaricare libri, studiare, fare ricerche serie (non copia incolla). Esiste una realtà chiamata OPEN SOURCE che permetto un accesso libero e democratico a delle risorse informatiche come programmi e sistemi operativi, di alta qualità e a costo zero. Con queste risorse open source è possibile migliorare il proprio studio, il proprio livello. Si possono utilizzare programmi uguali a coral draw, o fotoshop (grafica) completamente legali e gratuiti. Si possono utilizzare programmi come autocad legali e gratuiti. L'intero pacchetto office è a disposizine legalmente (basta copie pirata) e gratuitamente. Questi sistemi operativi non sono attaccati dai virus, qui significa proteggere le pennette informatiche dei nostri ragazzi, i quali spesso perdono tutto quello che hanno salvato (ho accompagnato più di un caso di tesi salvate e perdute) per colpa di virus, in un paese dove internet è un bene di lusso accessibile a pochissimi. In questa sala di informatica (si realizzerà grazie alla partecipazione alla nostra speranza del VIS e della Comunità Europea) insegneremo quindi: sistema operativo LINUX, in particolare UBUNTU. Utilizzo di programmi open source come OpenOffice, Gimp, Scribus ecc.. Faremo corsi al mattino e al pomeriggio, per poter raggiungere il maggior numero di giovani, lasciando la possibilità (legale) di copiare e distribuire tutto. Potranno fare ricerche per la scuola e per le loro attività. Sarà proibito scaricare musica, giochi o film, non rientra nelle nostre priorità. Che c'entra con la speranza? Miei cari, erano due anni che speravo di poter lavorare su questo, ed ora è possibile. Mancano ancora molte cose: dobbiamo trovare chi paghi il viaggio ad un esperto UBUNTU brasiliano, in maniera tale che possa dare un corso qui al nostro personale, il quale in seguito lo moltiplicherà. Dobbiamo trovare qui del personale qualificato che accompagni i vari corsi e segua la manutenzione della sala. Sono cose non tanto semplici qui in Angola, ma ho SPERANZA che il Signore non ci farà mancare altri aiuti, ora che il grosso lo ha fatto! Dimenticavo: qui è un problema la libera comunicazione, la trasmissione di idee e notizie. Vogliamo insegnare ai nostri ragazzi ad usare internet anche per questo: BLOG. L'idea è quella di spazi aperti dove incontrarsi e scambiarsi idee, condividere liberamente. Vi dico la mia ultima speranza: qualcuno che si aggreghi a noi e che si preoccupi di far entrare computer non di ultima generazione in Angola, a prezzi bassi (penso qualcuno che lo faccia a prezzo di costo, pc scartati in occidente per capirci), da far arrivare ai ragazzi con 200-300 USD. Questi pc con Ubuntu come sistema operativo, funzionerebbero benissimo, sarebbero veloci e quanti libri in formato pdf potrebbero ospitare, per il bene dei nostri ragazzi. Non puoi comprare il libro cartaceo, ma con una pennetta puoi salvartene uno in formato pdf e leggerlo al pc in casa. Un pc che può funzionare anche se non hai la corrente in casa, basta una batteria... e il diritto allo studio sarebbe un poco migliorato.
Continuo a SPERARE e ringrazio gli amici che lo fanno con me.
ottobre 2008 La difficoltà di vivereLa difficoltà di vivere.
A volte mi fermo a riflettere su dei discorsi che faccio con qualche confratello: le ingiustizie, la corruzione, la morte inaspettata (ma in fondo quale è quella aspettata?), lo sfruttamento del popolo da parte di tutti, le verità spesso nascoste, il dolore di un popolo che desidera crescere, che sta crescendo.
Sono discorsi pieni di speranza, una speranza che non si basa sulla crescita economica angolana, ma sul Signore che guarda costantemente i suoi figli, non li dimentica e non guarda al profitto. Il profitto, parola che è benedetta quando rispetta il bene comune e si fa partecipe del bene comune. Parola maledetta quando dimentica l’uomo, quando dimentica che anche il profitto deve partecipare al bene sociale e non deteriorarlo, violentarlo, prostituirlo.
In Angola stanno entrando capitali immensi, in nome dei profitti derivanti dal petrolio, dai diamanti, dal futuro turismo, da altri beni provenienti dall’agricoltura, dalla ricchissima presenza di acqua e di molti altri beni utili all’economia occidentale. Questi capitali immensi stanno portando in Angola lussi europei, condizioni di vita invidiabili. Tutto questo beneficio è però per pochi.
Sono appena tornato da una breve visita in Italia. Ho avuto la gioia di partecipare ad un evento di visibilità per la solidarietà nella città di Teramo (VIII premio della solidarietà città di Teramo). È stato bello vedere il grande cuore della provincia italiana battere con forza, alla ricerca della promozione dell’uomo, della giustizia, di una pace per tutti e non solo per pochi.
Tornato a casa, a Luanda, sono stato accolto da “obiti” uno dietro l’altro. L’obito è il periodo di lutto. È il funerale. È la perdita di un caro. In due settimane sono morte 5 persone della nostra parrocchia. Tutte giovani, piene di vita, desiderose di vivere. La malaria ne ha uccise tre, altri tipi di malattie gli altri due. Vi parlo di 5 ragazzi che frequentano abitualmente il nostro ambiente, ce ne sono tantissimi altri che muoiono e che sono più “lontani” dai nostri ambienti.
Il bairro di Mota continua a vivere un’ondata di violenza incredibile. Molti adolescenti stanno avendo accesso alle armi; si assistono ogni giorno a scene di violenza incredibili. Oggi tre banditi, adolescenti andavano per la strada principale del bairro. All’approssimarsi di una macchina con la massima tranquillità uno di loro ha tirato fuori dalla maglietta un mitra ed hanno assaltato la macchina (testimonianza di Padre Julio, il confratello che gestisce la casa di Mota). Vogliamo parlare della corruzione? Delle mamme che continuano a vendere la loro mercanzia in strada con un neonato sulla schiena, rincorse dalla polizia? O da giovani che passano ore sotto il sole di Luanda a vendere crick, cd, biscotti?
Mi soffermo spesso a pensare a quante persone desiderano vivere onestamente a Luanda, nonostante “tutto”. Il “tutto” lo vedo in questo lusso sfrenato di pochi, e dalla fame di normalità, di giustizia di molti. Da un capitalismo sfrenato che non rispetta nessuno se non il proprio profitto e delle masse soggiogate a tale egoismo.
“Ascolta, figlio mio, e sii saggio e indirizza il cuore per la via retta. Non essere fra quelli che s`inebriano di vino, né fra coloro che son ghiotti di carne, perché l`ubriacone e il ghiottone impoveriranno e il dormiglione si vestirà di stracci.” Recita il libro dei proverbi.
Abbiamo bisogno di persone sagge nel mondo, abbiamo bisogno di persone disposte a mettersi al servizio dei propri fratelli per modificare dall’interno queste strutture di peccato figlie di una economia ingiusta ed egoista, assassina di fratelli e sorelle. Oggi si parla di crisi economica mondiale, di borse che vanno giù. Leggo queste cose e penso “ cosa altro verrà tolto ora al bene comune per risolvere la crisi e permettere ancora a pochi di usufruire dei beni dei molti, a discapito di quest’ultimi?”
Penso a quanti dei miei ragazzi dovrò seppellire perché la malaria in Africa non si debella. A quanti moriranno ancora per non avere l’opportunità di curarsi. A quanti moriranno per non aver avuti l’opportunità di essere amati, di aver avuto una famiglia, di qualcuno che li seguisse, li crescesse… perché un adolescente con il mitra non è che appare per caso, è figlio di una realtà! Giovanni Paolo II diceva: “Quando l'economia è in crisi, Egli afferma, "la causa va ricercata non solo e non tanto nel sistema economico stesso, quanto nel fatto che l'intero sistema socio-culturale (...) si è indebolito e ormai si limita solo alla produzione di beni e servizi”.
Saggezza sarà vivere bene o fare il possibile perché il bene sia parte della vita? Leggo di partite di solidarietà in Italia e ne gioisco. Leggo di trasmissioni che parlano di solidarietà, di politici che ci spiegano la solidarietà e mi fa piacere. Certo che se si indagasse meglio questa parola, questo pensiero, le dinamiche che devono essere dentro la solidarietà, qualcosa in più dovrebbe cambiare.
“Il principio della solidarietà comporta che gli uomini del nostro tempo coltivino maggiormente la consapevolezza del debito che hanno nei confronti della società entro la quale sono inseriti: sono debitori di quelle condizioni che rendono vivibile l'umana esistenza, come pure di quel patrimonio, indivisibile e indispensabile, costituito dalla cultura, dalla conoscenza scientifica e tecnologica, dai beni materiali e immateriali, da tutto ciò che la vicenda umana ha prodotto. Un simile debito va onorato nelle varie manifestazioni dell'agire sociale, così che il cammino degli uomini non si interrompa, ma resti aperto alle generazioni presenti e a quelle future, chiamate insieme, le une e le altre, a condividere, nella solidarietà, lo stesso dono.”
Queste sono parole che trovo nella dottrina sociale della Chiesa, sono un monito a riflettere seriamente sulla solidarietà, non come momento di “fratellanza umana”, di amore al povero… ma di dovere di ogni uomo. Come si può continuare ad avere cliniche per gatti a Roma, e non un laboratorio di analisi funzionale ed accessibile a tutti in ogni quartiere di Luanda. Come è possibile che si continui ad avere qualsiasi tipo di comodità a New York e tre giovani di 17 morti per colpa della malaria in una settimana? La malaria, malattia che si cura e gestisce con una facilità estrema se presa in tempo, mortale se no curata immediatamente.
Non sto seguendo un filo molto logico in questa mail, vorrei dirvi delle cose, ma non ci sto riuscendo, forse alla fine mi sto solo sfogando e va bene così. Leggo e medito Isaia e trovo questa domanda del Signore: "Voi avete devastato la vigna; le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case. Qual diritto avete di opprimere il mio popolo, di pestare la faccia ai poveri?".
Chi dà il diritto ai grandi del mondo di lasciar morire i nostri fratelli? Non spero nell’economia, spero nell’uomo. Spero che comprenda, si converta. Modifichi il suo stile di vita. Smetta di creare barriere e si metta al servizio di tutti affinché nel bene di tutti trovi la sua gioia e la pienezza della sua vita. Spero in chi fa del volontariato un arma del bene, non se ne anta e al di là delle sofferenze va avanti e dà speranza ai poveri, agli afflitti, a chi non ha opportunità.
“Ecco, un re regnerà secondo giustizia e i principi governeranno secondo il diritto. Ognuno sarà come un riparo contro il vento e uno schermo dall`acquazzone, come canali d`acqua in una steppa, come l`ombra di una grande roccia su arida terra. Non si chiuderanno più gli occhi di chi vede e gli orecchi di chi sente staranno attenti. Gli animi volubili si applicheranno a comprendere e la lingua dei balbuzienti parlerà spedita e con chiarezza. L`abietto non sarà chiamato più nobile né l`imbroglione sarà detto gentiluomo, poiché l`abietto fa discorsi abietti e il suo cuore trama iniquità, per commettere empietà e affermare errori intorno al Signore, per lasciare vuoto lo stomaco dell`affamato e far mancare la bevanda all`assetato. L`imbroglione - iniqui sono i suoi imbrogli - macchina scelleratezze per rovinare gli oppressi con parole menzognere, anche quando il povero può provare il suo diritto. Il nobile invece si propone cose nobili e agisce sempre con nobiltà.
Si, con Padre Julio si concorda che verrà questo tempo, il tempo del Regno di Dio, difeso da egli stesso e al quale tutti noi vogliamo cooperare. Si, nonostante tutto vogliamo essere nobili, agire nobilmente e dare l’opportunità a tutti di esserlo, anche a chi in questo momento con il suo egoismo sta uccidendo i miei ragazzi. Scusate lo sfogo.
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