Profilo di Stefano Frances...I care... AngolaFotoBlogElenchiAltro ![]() | Guida |
|
aprile 2009 Mamme presenza di Dio Domenica mi trovavo a dare una formazione ad un gruppo di giovani adulti. È stato un momento particolarmente bello, parlavamo dell'amore, di come Dio ci ama nella triplice dimensione dell'agape, dell'eros, della filia. Mentre parlavamo, ci confrontavamo il mio sguardo è stato catturato da un'immagine: una giovane mamma teneva davanti a se, sul piccolo tavolo, la sua figlia. Una bambina di forse un'anno, un bambolotto nero con un vestitino rosa. La teneva vicina a sé con una tenerezza infinita, che sono una mamma sa dare. Una tenerezza sicura, protettiva. Volevo spiegare l'amore caritativo, che nulla desidera in cambio, e per spiegarlo ho scelto di descrivere l'immagine che si stava “raccontando” davanti a me. Tra ieri e oggi, quest'immagine inconsciamente ha continuato a “farsi presente a me”, e lo ha fatto evolvendosi in qualche modo. L'evoluzione dell'immagine mi ha portato a cercare nei miei ricordi altri gesti caritativi, profondamente immersi nelle dimensioni dell'amore. Li ho cercati e ne ho trovati tanti. Mi sono fermato poi a riflettere su tali gesti vissuti in situazioni di estremo disagio, come la vita in Angola, in particolare nelle favelas o nei bairros fuori la città, luoghi spesso di estrema povertà. L'amore di fatto è la prova della presenza di Dio per me. Il vederlo agire, crescere, svilupparsi in situazioni di estremo disagio, a volte di terribile sconforto, mi solleva, mi incoraggia. In questi giorni siamo investiti da una terribile ondata di violenza. Le ragazze dell'area più vicina alla Lixeira e Mota hanno terrore a muoversi da sole verso le 17.00, le violenze carnali sono quotidiane. Di nuovo abbiamo notizie di ragazzi “malviventi” uccisi in casa. Dopo le ultime piogge abbiamo situazioni di disagio igienico spaventose, che aspettano di trovare soluzione nel caldo, che deve seccare le pozze putride e stagnanti, ed il fango, fusione di rifiuti e pioggia. In tutto questo vedo gesti d'amore, attenzioni che parlano di felicità e desiderio di “bene” che non è il benessere materialista, ma il “bene” che si augura e si trova nella sfera affettiva, nella speranza. Penso alla mamma che seduta a gambe incrociate sotto un arbusto, con un panno a far obra, pulisce il pesce pescato dal marito o dal compagno. Lei è seduta lì, con una tinozza di plastica piena di pesce. In mano un coltellaccio vecchio e usurato, con il quale pulire dalle sue scaglie il pesce. Le sue mani sono callose e d abituate ad un duro lavoro. Al suo fianco un'altra donna, nella stessa situazione. Due giovani donne di 16-17 anni. In mezzo a loro due bambine di due o tre anni, “minha bebè”, la mia figlioletta mi dice. La bambina trotterella un poco lontana, si avvicina alla riva del fiume, la mamma assorta nella scherzosa chiaccherata con me, improvvisamente scatta, si alza e va a riprendere la sua figliola, e la bacia e delicatamente la riporta all'ombra del panno, sull'arbusto, sotto un sole cocente in una situazione che in occidente richiederebbe un'assistente sociale. Osservo tutto questo, registro i colori, gli odori. La cosa che mi rimane in mente, impressa, è l'affetto di questa giovane, resa donna troppo presto, l'amore con il quale dona sicurezza e affetto alla sua “bebè”. Ripenso alla mamma incontrata in strada, con la sua bambina piangente in braccio, al commento di un giovane: “donna ma cosa ha tua figlia?” e alla risposta data con una estrema dolcezza “conosco mia figlia, sta fingendo, non vuole andare alla creche (asilo)”. Dialogo svoltosi in strada, una strada maleodorante, nella quale camminare è un'impresa in quanto devi districarti tra una pozza di acqua sudicia, fetida e verde e pezzetti di residui di asfalto e fango rosso-verdastro, con i soliti Kandongheiros che impazzano nelle loro corse, spesso nn curandosi troppo delle buche piene di acqua sporca. Sono profondamente innamorato delle mamme angolane, del loro amare con profondo affetto i bambini, della loro capacità di educarli in situazioni assurde e terrificanti. Il loro amore materno, colmo di speranza mi richiama alla mente il profeta Oseia, il suo amare nonostante tutto. Mi fanno pensare all'amore erotico e carnale del Cantico dei Cantici. Mi fanno risuonare nel cuore le parole dolci di Gesù alla Samaritana. Queste donne mi parlano di Dio, di speranza, di futuro. Sinceramente mi danno forza per non pensare alle cose che non funzionano e chissà se funzioneranno un giorno, alle brutture della società angolana e al neocolonialismo economico che giorno dopo giorno ci dissangua. In tutto questo guardo queste mamme e trovo sollievo, e mi dico grazie Signore per avermi portato qui. Buona giornata a tutti. Stefano aprile 2009 Eternit![]() ![]() ![]() La giustizia, bene per alcuni, diritto per pochi, luogo di esclusione per molti.Spesso quando mi soffermo a leggere le notizie provenienti dall'Europa provo sentimenti di stupore, indignazione, rabbia. Tali stati d'animo sono dovuti a molti motivi i quali trovano una denominazione comune in questa parola: ingiustizia. In Europa si discute di crisi (e fate bene a farlo), di tante cose, ma sempre com parametri esclusivisti, che riguardano il vostro mondo e di “striscio” come dicono a Roma, il resto del mondo, in particolare il mio, il terzo e quarto mondo. In Europa discutete sul problema inquinamento, sulle automobili troppo vecchie ed inquinanti (grazie a Dio che lo fate), quindi legge ad hoc per risolvere il problema, finanziamenti per le auto nuove, e le vecchie? Le vecchie, quelle inquinanti, vengono da noi! Sembra che un'auto che invecchia in Europa ringiovanisca attraverso il viaggio che la porta in Angola e reggetevi forte, che questa diventi ecologica nel momento in cui è venduta ad un africano, infatti il problema dell'inquinamento quando viene venduta a quest'ultimo non esiste più! Miracoli del tempo presente! Qui in basso, incollo alcuni stralci, informazioni sul “processo Eternit” che si sta svolgendo in Italia, vi allego giusto due foto per mostrarvi come l'Eternit proibito in Europa sia stato venduto in Africa. E noi? Non ci ammaliamo di mesotelioma (il tumore della pleura selettivamente indotto dall'amianto)? Questo eternit venduto in Africa há forse subito lo stesso trattamento miracoloso delle auto europee e asiatiche (inquinanti fuori dall'Africa, buone in Africa)? Anche qui assistiamo all'ennesima ingiustizia nei confronti di questo continente, usato come discarica dal resto del mondo, una discarica che produce però redditi altissimi. “Duecentosettanta. È il numero delle persone, provenienti da molte regioni, che si sono presentate al Palazzo di giustizia di Torino per costituirsi parte civile nell'udienza preliminare per i morti d'amianto negli stabilimenti italiani della Eternit. Le persone offese, contemplate nel capo d'accusa, sono 2.889: lavoratori uccisi dall'amianto dal 1983 ad oggi. Gli imputati sono gli ex vertici della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il barone belga Jean Louis De Cartier, 88 anni: devono rispondere di disastro doloso. «PROCESSO STORICO» - Da Casale Monferrato, dove c'è stato il maggior numero di decessi, sono arrivati sette pullman carichi di persone. Un altro bus ha portato a Torino 27 residenti a Rubiera (Reggio Emilia), dove c'era un'altra sede della multinazionale. Almeno altre 500 persone si sono radunate davanti a Palazzo di giustizia e hanno promosso un presidio, cui partecipa anche la Cgil. Molti sono arrivati dalla Francia in rappresentanza dell'Andeva (Associazione nazionale delle vittime transalpine dell'amianto), altri da Svizzera e Belgio. In un palco allestito dalla Cgil sono intervenuti comitati, sindacalisti, amministratori. «Il vostro processo è storico - ha detto Alain Guerif, presidente dell'Andeva -. Ed è un monito per tutta l'Europa». Tra il pubblico Antonino Saitta, presidente della Provincia, Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo della Thyssenkrupp (insieme ad altri ex colleghi) e oggi deputato del Pd e Vittorio Agnoletto, europarlamentare. Il Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) ha recentemente calcolato che il tasso di incidenza dei mesoteliomi è di circa 3,5 casi ogni 100mila abitanti negli uomini e di un caso ogni 100mila abitanti nelle donne. Da questi dati emerge che il mesotelioma (il tumore della pleura selettivamente indotto dall'amianto) colpisce in Italia complessivamente circa 1.350 persone l'anno. Inoltre l'inalazione di fibre aerodisperse di amianto è anche responsabile di un numero rilevante di casi di tumore del polmone, della laringe, dell'esofago e di decessi per asbestosi.” Noi non possiamo neanche inviarli i nostri malati, non sanno di esserlo, forse lo scopriranno tra qualche anno. Non possono curarsi una malaria a volte, immaginate fare esami specifici che scoprano il mesotelioma. Le coperture in eternit qui sono normali, sono tantissime e le trovate ovunque. Chi le ha fatte arrivare? Chi ci ha guadagnato? La nostra povertà economica, la nostra fragilità sui diritti umani ci impedisce di poter fare prevenzione, denuncia, e dare assistenza a chi si trova in questa situazione. Personalmente mi sento impotente ed indignato ogni qual volta trovo una copertura in eternit, la quale è costata molti dollari a coloro che l'hanno comprata, prezzi superiori a quelli europei. Profitti immensi per i soliti noti occidentali. Denaro insanguinato due volte: per il sangue europeo ed ora per quello africano. Noi però siamo “silenziati”, eppure non sono l'unico europeo presente in Africa ed in Angola. L'ONU c'è, l'Unicef c'è, ci sono tutti credetemi, e tutti in silenzioso (comodo) silenzio. Riflessione stupida di un missionario indignato. Stefano. |
|
|