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maggio 2007 LuandaLuanda 20 de Maio 2007
Salve cari amici, oggi mi è venuta voglia di scrivervi qualche riga, una mia piccola riflessione sul mio quotidiano, per alcuni versi molto diverso da quello che la maggior parte di voi vive. Oggi nella Chiesa Cattolica celebriamo l’Ascensione di Gesù al cielo, il suo ritorno alla casa del Padre, preludio della celebrazione di domenica prossima, Pentecoste, l’effusione dello Spirito Santo. Questa mattina prima di uscire da casa ed andare quindi nella favelas di Mota ho letto un brano spirituale, il quale rifletteva appunto sull’ascensione di Gesù al cielo. Ero molto felice, e lo sono ancora, ma stamane era una felicità maggiormente completa. Stavo andando a Messa, a celebrare il Signore e sentivo forte in me questo desiderio. Dopo la Messa avrei passato il mio tempo con 18 meninos de rua che vivono in una delle nostre case famiglie. Gli sto dando un corso d’arte manuale; stanno ora imparando tecniche come il patchwork, fra breve entreremo nella preparazione di fiori e composizioni floreali, preparate con carta crespa, e se avremo i soldi con stoffa. Mi piace insegnare a questi ragazzi. Sono molto severo, quando insegno, pretendo il massimo da loro e loro me lo offrono con gioia e allegria. Gli chiedo molto, perché voglio che imparino non solo a fare qualcosa bene e professionalmente (imparare è sempre bene, soprattutto, quando non hai nulla), ma desidero insegnargli uno “stile” di lavoro. Lo stile di lavoro lo conservi sempre, e per stile intendo impegno, serietà, costanza, decisione. Tali qualità si apprendono, non sempre sono innate. Nella mia vita l’ho verificato: un grande aiuto è dato dal dar valore alle piccole cose: puntualità, cura del materiale ecc.. Cerco anche di dare spazio alla loro creatività, la quale deve essere libera. Sono uscito da casa con tutto questo nel cuore e nella mente. Entriamo nella favelas. Una camionetta della polizia blocca parzialmente l’accesso alla strada secondaria nella quale dobbiamo entrare. Perché? Stanno arrestando qualcuno? Cosa accade? Pochi metri e la risposta arriva. Non c’è un arresto, c’è un cadavere in mezzo alla strada. Sesso maschile, età intorno ai 16 anni, professione meninos de rua. Cosa stava rubando? Chi aveva assalito? Quanto valore aveva ciò che stava rubando per pagarla con la vita? Tutto scorre normale intorno al cadavere semicoperto da un panno, adagiato in una strada di terra rossa e rifiuti. A due metri si continua a prendere acqua dal fontanile, poco distante si vendono biscotti. Noi passiamo con la nostra macchina stando attenti a non investire il cadavere, la gente cammina. I poliziotti vigilano attenti il meninos de rua che ora non può più fuggire e che si è evoluto in meninos do ceu. La mia celebrazione eucaristica è stata marcata da questo. Quando sono andato dai ragazzi ho messo ancora più impegno in quello che stavo facendo. La loro vita si gioca anche con questo piccolo corso. Se si appassionano alla vita, al creare il loro futuro, a creare il bello; non torneranno in strada, non saranno un cadavere vigilato da due poliziotti con gli occhiali scuri. Quello che mi mette rabbia in verità, non è solo l’ingiustizia, è che in qualche modo qui ti abitui a questo, ai cadaveri in strada, al ragazzo che ti salutava all’angolo della strada e che improvvisamente scompare, non c’è più il suo saluto gioioso di un bambino di 13 anni rinchiuso in un volto già sofferente ed in un corpo che già ha vissuto il dolore di un anziano. Cercate di comprendere questo termine “abitudine”: cosa che accade tutti i giorni, quando lo vedi e quando non te ne accorgi: continua ad accadere. Non voglio abituarmi. Per questo ringrazio i miei meninos di Mota, le bambine orfane accolte dalle suore, alle quali ieri ho proiettato un film, con le quali in seguito ho “conversato”, parlato del film e dei valori che aveva. Zucchero canta “I’ll change the world”. Voglio cantare con lui, sperando che tanti continuino a cantare con noi. Il Progetto sportivo Don Bosco è uno dei mezzi in cui credo per continuare questa lotta. Stiamo coinvolgendo qualcosa come 2500 giovani nella Lixeira, stiamo iniziando a Calulo dove speriamo di coinvolgere in breve più di 1500. lo stiamo facendo senza mezzi, senza denaro, anche senza “campi”, come li intendiamo in Italia. I piedi sono scalzi, ho si hanno solo i calzini. I palloni non sempre sono gonfi. Continuiamo, lottiamo. Ogni ragazzo che rimane con noi, nella parrocchia, nel Progetto Sportivo, nella scuola, nelle case famiglie… è una ragazza in meno che si prostituisce, un bambino in meno che sniffa benzina, una 16 enne incinta, un sedicenne papà… è un sogno che continua. Ancora Zucchero “…E amerò in modo che il mio cuore, mi farà tanto male che, male che come il sole all’improvviso scoppierà”; ma desidero che scoppi d’amore, l’amore che il Cristo risorto ci ha lasciato. Lui conosce l’ingiustizia dell’uomo, da questa è stato assassinato, a questa ha risposto perdonando e mostrandoci il nostro futuro: il cielo, un luogo dove l’ingiustizia è bandita. Mama Muxima vi benedica e sostenga nel vostro “cambiare in bene il mondo.
maggio 2007 Dopo un pò di silenzioLuanda 07 Maio 2007
Salve cari amici, un lungo silenzio vero? Avete ragione J Non ho avuto purtroppo molta scelta, il tempo che ho è sempre limitato, ma di solito riesco ad organizzarmi e ha sfruttarlo interamente, questa volta non mi è stato possibile, primo per una malaria e dopo per problemi alla nostra connessione internet. La malaria in Angola mi ama particolarmente, le zanzare o mosquito sono particolarmente attratte da me. Ho preso la mia seconda malaria negli ultimi 4 mesi, ero pieno di lavoro e non gli ho prestato attenzione, non ho dato peso ai segnali. Una settimana ed ero cotto. In una città dove tutti si disperano per il calore io mi sono fatto un paio di giorni con la coperta di lana. Ho subito eseguito una cura, ma non ha dato effetto in quanto la malaria aveva evoluto una forma di resistenza, infine grazie ad un nuovo farmaco l'ho sconfitta. Ora mi sento bene e fra un poco tornerò in forma, quello che è importante è che posso tornare in seminario per le lezioni di teologia e di sera accompagnare le mie attività pastorali. In quest'esperienza ho avuto modo di trovarmi di nuovo ad essere un privilegiato, cosa che spesso dimentico, ma che grazie alla malattia posso ricordare. Migliaia di persone quando stanno male a Luanda, non possono curarsi. Molti muoiono per questo. Migliaia di persone non hanno accesso agli "ultimi" farmaci, non potendosi quindi curare. Migliaia di persone vanno al lavoro pur se malate, non possono farne a meno, per non perdere il lavoro ed il denaro necessario a sostentare la famiglia. Io mi sono potuto assentare dal seminario, dal lavoro; il cibo alla mia tavola non è mancato. Quando il farmaco non ha avuto effetto ho potuto avere accesso all'ultimo farmaco consigliato dall'OMS al modico prezzo di 50$ per uno dei tanti scandali farmaceutici africani. Tale farmaco è reperibile solo negli ospedali o cliniche private. Queste devono renderlo accessibile gratuitamente ai bambini e alle donne incinte grazie ad una donazione dell'OMS. Il governo doveva renderlo invece disponibile, a pagamento, presso le farmacie. Nelle farmacie non si trova e quindi si compra a 50$ presso le cliniche che lo vendono in "nero", o meglio si manda una donna dicendo che è incinta a comprarlo (un esempio), pagandolo 50$. Il farmaco, la clinica lo ha avuto gratis dalle informazioni ricevute da una dottoressa volontaria mia amica. Continua ad essere difficile vivere a Luanda, continua ad essere facile morire a Luanda. Sta terminando la stagione delle piogge, le strade continuano ad essere un inferno e il fango, la melma sta lasciando il posto ad una polvere finissima che entra ovunque, lasci la finestra aperta per far circolare l'aria e la polvere entra ovunque, altra possibilità è chiuderla e schiattare dal caldo J. Le strade sembrano essere state teatro di una guerra, le buche ora visibili hanno cambiato nome e forma, oggi le possiamo definire crateri, larghe a volte un metro e mezzo o più, profonde fino a 50\60 cm. Incontrare macchine o camion avariati è normale, in alcuni tratti anche uno ogni 50 metri. Comunque senza l'acqua e il fango la situazione da orrorifica è oggi solo terribile, quindi la possiamo definire migliorata. Ieri in parrocchia abbiamo avuto un momento di gioia e festa, uno dei nostri gruppi, gli Amici di Domenico Savio hanno festeggiato il proprio patrono, il compleanno del gruppo possiamo dire. È stata la tipica festa dei nostri gruppi giovanili, canto, musica, danze, teatro, tanta gioia. La mia è stata una gioia resa particolare da piccoli eventi, da piccole accoglienza, da piccoli gesti d'amore. Vi ho parlato di alcuni meninos de rua, Afonso, Andrè, Betinho. Ieri uno alla volta sono arrivati tutti e tre, festa significa anche cibo. Il primo è stato Afonso, in condizioni sempre peggiori anche se sta riacquistando un poco di lucidità. L'ho convinto ad andarsi a lavare in un nostro bagno, gli ho dato dei vestiti puliti e poi dei ragazzi gli hanno dato del cibo. La festa si svolgeva in un salone, lui ha preferito rimanere fuori, ma era molto allegro. Dopo un po' esco e lo trovo con una maglietta la quale ha l'immagine di Domenico Savio, uno dei miei ragazzo glie l'ha donata, rendendolo partecipe della festa, il suo sorriso lo trovate in una delle foto sul mio blog. Andrè, molto più furbo per entrare si è servito di me. Gli è stato dato del cibo e poi si è sistemato in uno dei banchi del salone, godendosi con una sana allegria e con uno stomaco sazio la festa, trovate anche lui nelle foto, ha una camicia bianca e un paio di baffetti da "sparviero" su un viso sorridente. Betinho è la "mascotte" dell'oratorio, semisordo e muto gira per le nostre sale, viene in chiesa ( da quando con scandalo di alcuni l'ho fatto sedere su una comoda sedia, la notte di Pasqua, ora entra liberamente anche in Chiesa J), insomma è conosciutissimo. È entrato, si è piazzato sotto un ventilatore e sopra un banco, quindi con un gradevole fresco ed un ottimo punto d'osservazione si è goduto la festa. Ha lasciato la sua postazione solo per l'odore del pollo ai ferri cucinato da alcuni animatori, furbamente mi ha portato fuori mostrandomi l'oggetto del suo desiderio, una delle animatrici che stava cucinando a riso per la sua turbata e gli ha dato una coscia, velocemente sgranocchiata. Altre persone che mi hanno riempito il cuore di gioia sono delle bambine, accolte da una congregazione di suore nostre vicine. Si sono infiltrate anche loro (infiltrarsi in Angola è lecito J) e si sono godute la festa scatenandosi nella danza. Ecco, la festa è stata tale e bella e intensa, grazie a questi gesti d'amore, di accoglienza, di condivisione. L'Angola ha bisogno di questo, di spazi aperti dove tutti possano incontrarsi, al di là del proprio stato sociale, del proprio vestito, del denaro offerto per comparare il cibo, al di là del profumo che si ha, o della puzza che si ha. Credo che Domenico Savio abbia sorriso osservando i gesti dei componenti del movimento che porta il suo nome. Io ho sorriso, ho gioito, ed oggi brevemente lo condivido con voi. Ciao e buona vita cari amici, e Maria vi benedica e sostenga portandovi a Cristo. |
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