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giugno 2008 Musical... per esprimerci!
In questi giorni stiamo iniziando una nuova avventura; desidero condividerla con voi. L'Angola continua ad essere una nazione di grandi contraddizioni, le quali a volte si tramutano in gravi ingiustizie sociali. Alcune di queste ingiustizie sono ormai delle vere e proprie strutture di peccato, le quali potranno essere rimosse solo grazie ad una gran conversione di singoli individui, per poter poi arrivare alla conversione delle strutture. Vedo una speranza solo in queste conversioni le quali sono, con certezza di natura spirituale, di singoli individui, altrimenti avremo solo delle sostituzioni di strutture. Voglio ora presentarvi una situazione particolare legata ad una struttura di peccato come il consumismo (io perlomeno lo vedo come tale). Il problema si trova nell’ambito della cultura, più specificamente nel campo dell’espressione artistica, festiva vissuta da una parte dei giovani angolani. Questa parte di gioventù a cui faccio riferimento è quella legata all’ambiente cattolico in generale e salesiano in particolare. Le idee che presento sono frutto di riflessioni fatte nell’ambito delle nostre parrocchie, le quali hanno numeri elevatissimi di giovani (ex: la parrocchia di San Paolo dove mi trovo ha 16 gruppi giovanili, 12 d’adulti e giovani-adulti, 8000 catecumeni…). I trenta anni di guerra hanno impedito la possibilità di movimento fisico, da un luogo vicino o lontano, ad un altro: uscire da casa poteva significare morire. Questa situazione generò anche una grande povertà, fino a cinque o sei anni fa era normale entrare in un negozio “pieno” di scaffali vuoti. I giovani quando volevano fare delle feste, celebrare degli avvenimenti, lo potevano fare solo in luoghi chiusi e protetti (case private con cortile o nelle chiese) e tali feste normalmente iniziavano la sera per terminare solo il giorno seguente. Non era, infatti, possibile lasciare la casa durante il coprifuoco. In verità questa situazione non è poi cambiata molto ai nostri giorni, il problema del banditismo e della violenza urbana ha reso la città ancor più pericolosa che in tempo di guerra, ma non posso approfondire ora quest’argomento. Con la fine della guerra si aprono le frontiere, riprende il commercio ed arriva “tutto” improvvisamente. Un’economia di sussistenza si passa ad un’economia consumista con persone impreparate ad usare i “prodotti di consumo” (quanto si potrebbe parlare sui cellulari, sulle auto, sui vestiti, sui computer). Mi avvicino al mio punto: le feste cambiano, si hanno più mezzi, ma infelicemente peggiorano. Al di là delle feste fuori parrocchia (problema droga, alcool…) anche quelle in parrocchia peggiorano. Arrivano impianti stereo, microfoni e quanto serve. Teoricamente si dà una maggiore qualità, praticamente non sempre accade. Vi presento il mio nemico numero uno: il playback, nato in questo contesto. Il playback lo conoscete tutti, è il culto dell’immagine e la morte dell’arte. Diventa una delle attrattive principale delle nostre “tardes ricreativas” , feste dell’oratorio, le quali grazie a Dio hanno anche tante cose belle e ben fatte come il teatro, scenografie, danze ecc. In teatro è meraviglioso, è teatro d’improvvisazione, ma anche teatro di qualità con spettacoli strutturati da un copione ben elaborato. L’angolano d’altronde è un attore nato, ama danzare (che vergogna per me non saper danzare L) ed organizza semplici ma belle scenografie. Il problema in questo momento è la ripetitività a scapito della fantasia, i contenuti, l’effettiva espressione di quello che si ha dentro, e non il semplice copiare qualcosa fatta da qualcun altro, spesso un americano o un brasiliano di moda al momento. Lo slogan spesso è “rifacciamo quello che è riuscito bene o che piace”. Il playback si inserisce poi in questo contesto con il suo negativo “apparire” e “non essere”! Un\o ragazzo\a sale sul palco, imita un cantante nei movimenti, con un microfono spento in mano. Applausi a non finire! La mia grande critica è anche questa: chi sa cantare ma non sa apparire è escluso a priori! Questa dinamica mi ha sempre indispettito, abbiamo ragazzi\e con voci meravigliose, che a volte sanno anche suonare, ma sono esclusi. Una conseguenza è anche l’inesistente repertorio di canzoni religiose angolane, cantiamo e preghiamo solo canzoni portoghesi e brasiliane: ed il nostro essere spirituale profondo perché non può esprimersi attraverso questo meraviglioso dono che è il canto? La mia proposta è semplice, non è una novità e non è mia: un MUSICAL! Un caro amico, Padre Simone Calvano, ha dato vita con un gruppo di adolescenti della Parrocchia di Vastp, ad un musical sulla vita di Domenico Savio: “Passi d’infinito”. Gli ho chiesto un aiuto e lui generosamente mi ha inviato tutto: copione, musiche strumentali, canzoni, spartiti, video. Grazie Simone! Ho intenzione di usare questo materiale, non per farne una copia o una semplice traduzione, ma per mostrare una espressione artistica “nuova” ai nostri ragazzi, magari adattandolo o meglio ancora ispirandosi ad esso, farne uno nostro, un Domenico Savio angolano! Qui in parrocchia abbiamo un gruppo chiamato ADS (Amici di Domenico Savio) del quale sono la guida spirituale. È strutturato in diverse fasce d’età: bambini, adolescenti, giovani e giovani-adulti (dagli 8 ai 25 anni). Lavoreremo con tutte le fasce, esclusi gli animatori. La scelta è motivata dal fatto che per loro è difficile uscire da schemi prestabiliti, e dal desiderio di responsabilizzare i più giovani e prossimi animatori: lasciarli margini maggiori d’espressione. Ato coinvolgendo anche giovani-adulti fuori dal gruppo, con competenze nel teatro, nella musica e un Padre (Padre Aurelio) con competenze teatrali, insieme a loro i ragazzi potranno dare maggior qualità al lavoro, apprendendo con persone competenti. L’obbiettivo è quindi di mostrare una dinamica diversa di espressione artistica, lavorando anche sull’inculturazione, valorizzando le diversità di talenti e promuoverli. Questo permetterà anche di mostrare dei modelli positivi agli altri ragazzi creando quindi (spero) una catena positiva. Ho ricevuto delle piccole beneficenze (grazie ad una cara amica cibernetica che ama l’anonimato e al gruppo teatrale di Ciampino “Rumori di scena”) che mi stanno permettendo di comprare dei microfoni in Italia (spero che arrivino presto cari amici di Missioni don Bosco J, anche se sono pochi, ma questi possiamo permetterci). Speriamo di trovare altri amici solidali che ci aiutino a comprare delle luci, qualche altro microfono, vestiti di scena. A questa idea è anche legato un altro mio desiderio sul quale presto inizierò a lavorare: un festival canoro e uno gara di karaoke, il perché l’ho spiegato sopra. Spero di far “uscire” i nostri ragazzi da questa “ripetività artistica” che vedo come una forma di neocolonialismo, ancor più pericoloso perché culturale, silenzioso e infame si insinua nella nostra società. Non ha contenuti e mi sembra incapace di esprimerli in occidente, ancor meno qui in Angola. Questo purtroppo è solo un piccolo effetto del consumismo occidentale qui a Luanda, ancor più deleterio che in occidente, in quanto i nostri fratelli angolani, non sono per la grande maggioranza, preparati ad affrontarlo, mancando di un giudizio critico sui mezzi da usare, sul come utilizzarli. Spero che da queste iniziative nasca il desiderio di raccontarsi, di raccontare se stessi, la propria anima, la propria cultura, i propri desideri sogni; non un triste ripetere qualcosa fatto da altri (spesso solo con l’obbiettivo di guadagnare), figlio di vuote affettività e contenuti esistenziali. Stateci vicino con le preghiere e con l’affetto. giugno 2008 Notizia di famiglia: INTERÈ il colmo…ma è un bel colmo.
Notizia veloce di famiglia
Non tutti lo sanno, ma sono un forte appassionato del calcio, amo lo sport in generale, ma il calcio lo amo appassionatamente. Ho due giocatori preferiti: il genio Maradona e il sublime Van Basten. La mia squadra del cuore è il Milan, sin dai tempi della serie B quando ero lo sfigato preso in giro alle elementari, e peggio ancora nelle medie dopo la faticosa risalita in A e i fasti di Giussy Farina e Luther Blisset… Poi arrivò il Berlusca e il Milan divenne la squadra più titolata del mondo. Che c’entra questo con l’Angola e la mia missione? C’entra… credetemi! Sapete che nel 2004 iniziammo nella Lixeira a realizzare il Projecto Desportivo Dom Bosco: per mezzo dello sport creare dinamiche di inclusione sociale, riabilitazione, recupero scolastico, diminuzione dei meninos na rua… Il progetto cresce, con le sue grandi fatiche, sforzi e va avanti. Oggi abbiamo una realtà bella, siamo nella Lixeira, siamo a São Paulo, a Mota, a Dondo. Abbiamo più di 2000 bambini, giovani adolescenti nel progetto, con tanti amici alleducatori che con un meraviglioso spirito di volontario si mettono a disposizione. Ci mancano solo i soldi, il materiale sportivo… Io spesso dico ai miei ragazzi: “possiamo giocare a piedi nudi, con un pallone supertela sgonfio ed essere una SQUADRA VERA! Siamo squadra perché scegliamo di stare insieme, di crescere insieme, di vivere allegramente insieme, anche quando la società ci spinge verso altro”. È il nostro spirito. Molte persone ci aiutano: piccole beneficenze dall’Italia, aiuti dal Brasile, qualcosina venne dalla Spagna. Ora abbiamo anche una bell’amicizia con alcuni professionisti dello sport angolani, Felipe Cruz allenatore campione d’Africa di pallamano con il Primeiro de Agosto, Carlos Monteiro responsabile della formazione nel Petro di Luanda, Carlos Almeida forte giocatore di basket, campione d’Africa con la nazionale angolana e giocatore alle olimpiadi di Pechino, e altri amici. Loro ci aiutano a realizzare delle manifestazioni di un certo richiamo grazie anche alla loro presenza, sono dei bei modelli educativi per i nostri ragazzi. Ora, e qui è il colmo dei colmi, si sta aprendo una bellissima collaborazione con una squadra italiana di calcio: l’INTER!!! Mandai lettere alla PGS italiana chiedendo aiuto: neanche mi hanno risposto; alla Juventus, al Milan, niente di niente. L’Inter invece, grazie ad un comune amico (Italo Governatori, presidente e fondatore della ONG Lumbe Lumbe), non solo ci ha risposto, ma è già venuta a Luanda! A novembre inizieremo ufficialmente il primo INTERCAMPUS Angola. Dalle foto nel blog potete vedere qualcosa. Abbiamo avuto con noi Massimo (dirigente Intercampus) e
Alberto (allenatore). Inizieremo con 100 bambini, divisi in 5 squadre (2 nella
Lixeira, 1 in Mota, 2 in São Paulo). Ci forniranno divise di gioco, palloni,
materiale formativo. Grazie INTER! (non ci riesco a dire forza Inter ma datemi
tempo, pur rimanendo milanista, sono una persona che sa ringraziare È l’inizio, se la nostra collaborazione avrà buon esito (e non ho dubbi) continueremo a camminare insieme coinvolgendo ancora più bambini nell’Intercampus. In questo momento nel projecto abbiamo circa 80 squadre di calcio, la maggior parte di adolescenti e giovani, è un’ottimo aiuto per dare forza ai bambini, di solito i più limitati nel praticare sport, comprare anche solo una palla costa e qui costa sui 60€ (di media qualità)!! Grazie Inter, grazie a Massimo e Alberto.
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