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luglio 2007

Come è difficile festeggiare

Salve cari amici, vi scrivo mezzo influenzato di ritorno da un giono di verifica con uno dei gruppi che seguo: gli Amici di Domenico Savio. Dopo una salutare verifica della metà del cammino annuale, abbiamo avuto un momento di festa, cosa santa e buona dopo una verifica che per forza di cose mostrerà lati negativi..
In questa festa abbiamo avuto danza, scenette teatrali improvvisate. Ce ne sono state due ed ambedue volevano far riflettere sul valore dell'unione, dello stare insieme. Questo valore è molto forte in una nazione divisa per trenta anni dalla guerra e in pace solo da 5. La cosa che mi ha fatto riflettere è come in ambedue le scene, si facesse ricorso ad avvenimenti di violenza: il papà che picchia la moglie, il passante che picchia la venditrice ambulante.
La violenza qui a Luanda serpeggia ovunque, è parte del quotidiano. Nessuno ne è esente: quando non è violenza fisica è una violenza figlia del frastuono, odal dover vivere in 15 in un appartamento ecc..
La presentazione di queste scene erà, come ho detto, volta a far riflettere sull'unione, nella famiglia e nella città, fra cittadini.
In ambedue i casi la violenza era nata da una richiesta di denaro... il denaro a Luanda non è mai sufficiente: scuola (con tangente), documenti (con tangente) affitto carissimo, cibo carissimo, tutto costa caro e c'è una mentalità consumistica allucinante, figlia del desiderio di avere, possedere, consumare... dopo anni di nulla.
Condivido velocemente un pensiero.
Ciao e buona vita
luglio 2007

Luanda... nuovo wild west?

Luanda come il Wild West?

Ciao cari amici, erano un po’ che non vi tediavo con i miei resoconti africani, torno quindi per non farvi perdere l’abitudine, a tediarvi ancora un poco.

Dall’ultimo mail ci sono stati molti avvenimenti che si sono susseguiti e mi è impossibile raccontarveli tutti. Il più positivo è che non mi sono riammalato, ed il mio corpo aveva davvero bisogno di questa pausa. Sono entrato nel vivo degli esami nel seminario, ancora due e sono libero di lavorare a tempo pieno per due settimane.

Vi ho però assicurato che non ho tempo per raccontarvi molto, evitiamo quindi il seminario ed altre cose. Vi voglio invece parlare della violenza che sta aumentando qui a Luanda. Del pericolo sempre in agguato. La fine della guerra purtroppo non ci sta portando ancora la pace. La città continua a crescere con gli arrivi dalle province. Il lavoro, la difficoltà di vivere genera malcontento. I giovani che vivono in strada aumentano. Gli assalti aumentano. Il nuovo pericolo è però dato dall’organizzarsi di bande, composte di sedicenni, purtroppo armati. Non sono i meninos de rua, sono figli di famiglie con delle possibilità. Si stanno organizzando sulla falsa riga delle gang minorili americane o brasiliane. Sono iniziati degli scontri fra queste bande ed ogni settimana abbiamo il funerale di un giovane. La nostra parrocchia è al centro del quartiere San Paolo, non c’è giorno ormai da qualche settimana che non si senta sparare. Inizia con il buio, quindi si può iniziare alle 18.00 come ieri, o alle 24.00 come la settimana scorsa. Muoiono ragazzi delle bande, ma anche passanti. La polizia cerca d’intervenire, ma non è una situazione semplice. I non valori del consumismo si sommano con le difficoltà di un paese post guerra alla ricerca di un’identità. Si stanno facendo sforzi, ma sono ancora troppo deboli perché diano effetti abbastanza rapidi. Abbiamo celebrato il funerale l’altro ieri di un ragazzo di sedici anni, fratello di una ragazza del gruppo degli Amici di Domenico Savio che seguo. Un ragazzo che viene a giocare con i suoi coetanei in cortile, che ha una famiglia normale, ma che era dentro una gang, dentro una “sparatoria” ed ora è dentro una tomba. Circolare di notte divemta quindi sempre più difficile, e vi sto parlando di un quartiere non di periferia. Nel quartiere di Mota dove abbiamo un centro è ancora peggio. Qualche settimana fa sono stato lì per un incontro, mi occorrevano Pc e proiettore. Il pericolo era che i banditi capendo cosa si stesse usando mi assalissero. Padre Cassoma era alla guida della nostra Jeep, la soluzione è stata trovata nel correre a velocità sostenuta per i vicoli, in maniera tale che fermarci divenisse complicato. Il clima è quindi difficile, ostile. C’è bisogno di dare risposte forti a questa realtà che ogni giorno diventa più complicata. I nostri sforzi sono superiori alle nostre possibilità, ma occorre fare di più. Voglio lasciarvi però con l’immagine che porto nel cuore da un paio di settimane. Vado a confessarmi da un magnifico anziano sacerdote nella comunità della Lixeira. Sto tornando dopo la confessione a casa, attraverso il Roque. Ai lati della strada cumuli di immondizia bruciano, le persone sono poche è tardi sono le 22.00. L’atmosfera è infernale, gli scheletri delle baracche del mercato sono illuminati dalla luce prodotta dai fuochi. La strada con crateri enormi obbliga a degli zig zag assurdi, qua e là uno stereo urla musica koduro. I fuochi sembrano fuochi fatui. Osservo tutto questo con un sentimento di tristezza e abitudine. D’un tratto vedo una ragazza sui 18 anni, allarga le braccia con un sorriso accogliente. Mi incuriosisce, volto lo sguardo e vedo un bambino di un anno e qualcosa trotterellare verso la mamma. I fuochi lo illuminano, il fumo e la luce buia lo “sfocano” ma non mi dà l’idea di un diavoletto. Cade inciampando in qualche rifiuto, la mamma lo chiama, si rialza, continua a correre verso la mamma, che tranquilla gli va incontro con un sorriso incoraggiante. La raggiunge, lei lo abbraccia e lo fa volteggiare. Mi rimetto in marcia, questi pochi secondi, questa scena è impressa da giorni nella mia mente. Nell’inferno ci sono angeli, ci sono momenti di pace. Potremmo sconfiggere il male solo facendo del bene, solo non rimanendo indifferenti al male, ma con l’aiuto della nostra fede, dovremo reagire, rispondendo con il bene al male. Quell’abbraccio come premio al coraggio dl bambino è la risposta. Dobbiamo incoraggiare chi sta cadendo, mostrandogli che siamo lì in sua attesa, che faccia il primo passo, noi lo abbiamo già fatto, lo stiamo aspettando… chissà se torneremo a celebrare solo i funerali d’adulti…