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agosto 2008 Il Massacro di FrescuraArrestati
7 agenti della polizia Sembra che due altri poliziotti siano in fuga, tentando di far perdere le proprie tracce. La Polizia Nazionale afferma, secondo le dichiarazioni di due agenti sospettati del crimine, che la pattuglia era in missione nella favelas e che fu avvertita della presenza di un gruppo di giovani. Qesti giovani stavano preparando un fantomatico un assalto armato. Affermano di essersi diretti sul luogo del presunto crimine e di essere stati accolti a pistolettate, e quindi di aver risposto al fuoco. Il “massacro della Frescura” come oggi é ricordato (dal luogo in cui é accaduto), é stato il piú violento registratio dalla fine della guerra civile. La versione dei testimoni del crimine, é quella che vi ho presentato nel precedente post: 12 ragazzi stavano chiaccherando e bevendo qualcosa fuori di una casa… Gli otto corpi erano tutti a pancia in giú ed in fila, difficile sia la posizione di chi attacca una pattuglia della polizia armata com ak47… Il Massacro é stato perpetrato a pochi metri da un altro assassinio di qualche mese prima, altri due nostri giovani: stavano girando un documentario sulla microcriminalitá nella favelas… li la giustificazione fu “che sembravano banditi e che nessuno li aveva avvertiti che era un cortometraggio…” Com fatica, il paese cambia, speriamo che questi 7 uomini e i due in fuga, comprendano il crimine di cui si sono macchiati, si pentano e diano una nuova impostazione alla loro vita. Speriamo che la Polizia Nazionale escluda dalle forse dell’ordine tutti gli individui corrotti, violenti o affetti per traumi post-guerra. Mama Muxima ci aiuti a far migliorare il nostro paese.
agosto 2008 finalmente Sono stati arrestati 7 poliziotti per
gli omicidi dei nostri ragazzi di Mota. Appartengono tutti alla 9°
squadra, la stazione di Polizia del Roque Santeiro. A volte la propaganda elettorale (qui il 5 e il 6 si vota) ha degli effetti positivi. Per Santinho e gli altri, sia fatta giustizia. agosto 2008 AK 47 e lacrimeSalve cari amici, dopo una pausa eccomi qui a raccontarvi qualcosa. Non è facile farlo, cercherò di essere il più chiaro e sereno possibile, presentando un episodio che mi turba ancora, ci turba ancora. Il 20 di Luglio mi sono ritirato con altri salesiani nella nostra casa di Palanca per vivere il nostro ritiro spirituale annuale. È un momento importante per noi religiosi, dove abbiamo la possibilità di riflettere, meditare pregare senza disturbi esterni per 7 giorni. Si lasciano cellulari, computer, preoccupazioni e progetti. Ci si “chiude” a tutto ciò che è esterno e con un predicatore si medita. Abbiamo tempo anche per poter riposare, e quindi ci ricarichiamo: spiritualmente e fisicamente. Questo tempo di “deserto” è stato interrotto da una notizia, la quale è violentemente entrata nel nostro silenzio, urtando coscienze, portando con sé una sorda rabbia, una profonda indignazione, lacrime. La mia parrocchia di San Paolo ha una cappella chiamata Buon Pastore, nel bairro MOTA. Questa in verità è una Parrocchia a sé visto i numeri e le attività: due case famiglia per meninos de rua, centro professionale, centro di salute, 13 gruppi giovanili, 12 di adulti, centro di alfabetizzazione, un 2000 catecumeni, il nostro progetto sportivo e altre attività della Parrocchia. Il centro è guidato da Padre Julio, anche lui in ritiro con me. Il bairro è molto violento, con bande criminali giovanili organizzate. Di fatto, entrarci di notte è pericoloso, gli assalti sono quotidiani così come le violenze. Il nostro centro è un oasi di speranza in questo luogo per migliaia di persone. Il 24 di Luglio, alle 19 un gruppo di ragazzi stava parlando vicino la nostra cappella. Una quindicina circa, la maggior parte di loro membri attivi della parrocchia in vari gruppi giovanili. Tra di essi ci sono dei ragazzi con disagi giovanili gravi, fanno parte di alcune delle bande giovanili del quartiere, sono 3o 4. Si avvicina un kandongheiro, i vetri sono scuri, passa lentamente davanti al gruppo. Si ferma, degli uomini scendono e lentamente si avvicinano al gruppo. Dal lato opposto un altro piccolo gruppo di uomini si avvicina, in totale abbiamo 9 persone. Quando sono prossimi ai nostri ragazzi iniziano una discussione come ne avvengono a decine nel bairro. Improvvisamente compaiono degli AK-47 nelle loro mani. Intimano ai nostri ragazzi di gettarsi faccia a terra. Nella confusione alcuni fuggono, 8 non possono. Sono a terra, il corpo disteso nella strada, una smaltata di asfalto piena di polvere che attraversa il bairro, la favelas. Grida, minacce. Le persone fuggono, occhi che guardano dalle case malmesse sono testimoni oculari dell’orrore che sta per compiersi. Improvvisamente le mitragliatrici iniziano ad urlare il loro terrificante urlo. Sparano fino ad esaurire i caricatori sui nostri ragazzi. Finisce il caricatore, ne prendono un altro e di nuovo infieriscono sui corpi ormai straziati dei nostri ragazzi, di questi sfortunati figli. Pieni di se, gli assassini nel silenzio (cosa quasi impossibile qui in Angola, quando c’è silenzio è accaduto qualcosa di gravissimo) risalgono sul kandongueiro e vanno via. Cosa è accaduto? Perché questo? Il popolo parla e si trova concorde in una motivazione: regolamento di conti, spedizione punitiva contro 3\4 giovani. Due sono fra gli otto, Jonhatan e Mano-velho. Sono due benditi di meno di 19 anni, furti e violenze varie, fanno avanti e dietro con la prigione… gli altri 6 innocenti che si sono trovati al posto sbagliato e nel momento sbagliato. Chi li ha uccisi? Il popolo parla di alcuni poliziotti corrotti che fanno affari con i banditi, di uno sgarro da far pagare, di una vendetta che hanno riscosso. Questa storia è entrata nel nostro ritiro, scioccandoci, lasciandoci senza parole, pieni di dolore e rabbia. Il bairro è sotto shock ancora oggi. I funerali vengono svolti in un clima surreale il sabato. Le istituzioni vogliono far posticipare il funerale per far “onorare” i giovani, le famiglie distrutte, convinte di sapere la verità lo rifiutano, i funerali si faranno sabato e tali istituzioni non sono gradite. Gli offrono, secondo una tradizione angolana del cibo e dei beni. Sono rifiutati, è una chiara accusa alla corruzione presente in alcune frange della polizia. Sembra che uno dei poliziotti sia stato riconosciuto, il giudizio del popolo è stato ammesso, in un impotente rabbia gonfia di dolore. Tra i ragazzi morti c’era Santinho, Santino in italiano. Un accolito, chierichetto di 20 anni circa. Un ragazzo allegro, attivissimo nella parrocchia, sempre a disposizione degli altri. La sua morale era dritta, certa, serena, testimoniante e coinvolgente. Abbiamo tanti giovani nelle nostre realtà con tanti gruppi i quali hanno tra di loro le piccole invidie, gelosie, orgoglio della “camicia”. Santinho non credeva in questo. La parrocchia aveva bisogno di un gruppo con un carisma tipicamente femminile e Santinho vedendo la lentezza delle ragazze che dovevano pensare a questo, si rimbocca le maniche e lui stesso fonda questo gruppo: per bambine! Santinho che collaborava con tutto quello che poteva far uscire i ragazzi dalla strada, forse stava parlando con i due cercando di fargli capire che dovevano lasciare certi ambienti. Santinho continua ora a far questo dal cielo, dove è stato mandato dalla violenta corruzione, dall’ingiustizia che ancora serpeggia nelle nostre strade. Non mi interessa che due dei giovani fossero dei banditi, non è ragione valida per l’orrore che hanno scatenato. Il sabato precedente il mio confratello Mungole è stato rapinato: gli hanno portato via la nostra jeep nuova. 6 banditi con i famigerati AK lo hanno bloccato in strada, picchiato e derubato. Delle macchine che solo hanno “pensato” di aiutare hanno rallentato e i banditi sistematicamente gli hanno sfondato i vetri convincendoli ad andare via… La violenza della nostra città è terribile, ma nessuno, neanche il peggior criminale merita ciò che è stato fatto ai nostri ragazzi. Qui non si manifesta, non si urla. Noi “addetti ai lavori” ci rimbocchiamo le maniche, qualcuno si preoccupa di dire durante la messa: “Sono qui per gettare acqua sul fuoco, per spegnere incendi”. Paura di vendette che possono farsi strada. In verità è difficile. Chi ha fatto quello si crede intoccabile e forse lo è. Noi continuiamo a lavorare, a cercare di togliere i nostri ragazzi dalla strada e possibilmente prima che possano arrivare ad essere come Jonathan, bandito ingiustamente assassinato, da chi non importa. Piangiamo Santinho e Jonathan nello stesso modo e a loro pensiamo quando lavoriamo con i meninos de rua, con il progetto sportivo, con i gruppi. Dobbiamo togliere i figli dell’Angola dalla strada… Ricordatevi di noi nelle vostre preghiere, ora abbiamo degli intercessori in più in cielo, preghiamo insieme che smettano queste ingiustizie, queste violenze. Preghiamo per un futuro migliore per i figli di Angola. |
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