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settembre 2007 Anche noi facciamo festaDomenica e lunedì giorno di festa Domenica sono uscito dalla città, andando nella sua estrema periferia, Bonde Chapeu, con il gruppo degli Amici di Domenico Savio e i loro familiari, Familiari pochi, ADS abbastanza, eravamo più di 150. Ne è valsa la pena, un momento di festa e gioia che seguiva un’attività svoltasi il sabato: pulizia del quartiere insieme al gruppo degli scout. Ricordate le immagini di Napoli sommersa dall’immondizia? Luanda è così tutto l’anno. Come far comprendere l’importanza del rispetto dell’ambiente? Il rispetto per l’altro? Pulendo! Alla fine dell’attività ho posto questa domanda: “Cosa abbiamo imparato oggi?” Un bambino intorno ai 10 anni risponde: “A non gettare rifiuti in strada, neanche la carta della caramella”. OK, target centrato!! Lunedì invece eravamo in festa come salesiani. Tutti i salesiani disponibili e abili si sono incontrati nella casa di Palanca. Un momento bello, intenso, marcato dalla presenza nei ricordi di ciascuno, condivisi e pregati, della scomparsa, il ritorno alla casa del padre del coadiutore Francesco Ottolini. La mattina ci siamo seduti nell’ondjango di Palanca, e come tutte le famiglie abbiamo ricordato il fratello seduto in cielo. Dopo una vibrante Eucaristia abbiamo vissuto momenti di allegra festa, dalle attività sportive al BINGO SALESIANO, ho vinto due volte, a canti, teatro e di tutto di più. Ci voleva. Quello che non ci voleva è stata invece una mia ricaduta, mi
sono beccato qualcosa, non so cosa. Oggi farò delle analisi specifiche sperando
di poter tornare in forma al più presto. Gustatevi Padre Pasqualin, uno degli
anziani dell’ispettoria impegnato in una danza scatenata… un vecchietto di 74
anni che ogni giorno sale su una moto (prima era una bici) e visita decine di
villaggi Le altre foto parlano della “limpeza”, pulizia e del “passeio”,
passeggiata Ciao e buona vita. settembre 2007 Projecto Desportivo2Salve cari amici, vi racconto qualcosa di un progetto che è molto presente nel mio cuore e nel mio tempo. Già vi ho parlato in un altro post del Projecto Desportivo Dom Bosco, un sogno iniziato 2 anni fa e che oggi coinvolge più di 4000 fra bambini, adolescenti giovani d’ambo i sessi. Il numero può sembrare grande, ma ancora non risponde ai nostri desideri… 10 volte tanto potrebbe avere un senso. Pazzo? Forse, grazie a Dio però. Le
foto che vi mostro sono foto che parlano di corsi, formazione sportiva e umana.
Stiamo facendo dei corsi per “monitori”, cosa sono? Sono quei volontari del
nostro progetto chiamati ad insegnare la “filosofia educativa del progetto”. Sono
i leader che vanno di centro in centro ad incoraggiare i coordinatori locali,
aiutandoli ad organizzare le attività, a livello logistico, formativo,
spirituale. Stiamo investendo molto in loro, anche quello che non abbiamo in
verità. Una cara amica mi ha mandato da poco del denaro che investiremo tutto
in materiale sportivo e formazione. Abbiamo pubblicato un manuale dove sono
spiegate tutte le fasi del nostro progetto, paghiamo il viaggio ai monitori, la
comunità che li accoglie paga le spese d’alloggio e cibo. Forniamo i palloni e
il materiale sportivo minimo per iniziare una buon’attività. In un paese dove
un pallone abbastanza buono costa 70 dollari, è uno sforzo non da poco. Ho
spedito il nostro progetto per mari e monti sperando nella provvidenza. I
singoli cuori rispondono, le istituzioni un poco meno Non ci facciamo certo fermare da questo, crediamo che il progetto sia valido. Riusciamo a tirare dalla strada centinaia di ragazzi, ad insegnare la disciplina presente in ogni modalità sportiva, disciplina che spesso salva dalla droga o dall’alcool. Insegniamo formazione umana, diritti umani, ad essere solidali e generosi, ad essere buoni cittadini. Tutto è pregno della presenza cristiana, la quale chiede amore e dà amore. Insegna a vivere, ad essere onesti. Alcuni diranno: “vuote e retoriche parole”, liberi di dirlo, ma sono i giudizi di chi non vive nelle nostre favelas, nelle nostre città, sono le parole di chi non sa cosa significa morire per un cellulare, o per una collana di rame. Tanto basta per essere assaliti da un “bandito” di 15 anni fatto di colla, il quale non soddisfatto può darti come minimo una botta in testa, il massimo immaginatelo voi. Stiamo sognando, continuiamo a sognare. La cosa che mi fa felice è che il nostro sogno è angolano, il Progetto Sportivo nasce e vive grazie ha volontari angolani, ha sangue angolano. L’aiuto economico che ci è venuto in passato dal Brasile e dalla Spagna ha già terminato il suo corso, gli aiuti che ci vengono da singole persone sono benedette gocce. Tutti insieme stiamo continuando a sognare, e quei 40.000 ci aspettano sempre! Ciao e buona vita |
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